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MAGIS Pace Sono ripresi i combattimenti. È emergenza umanitaria
Sud Sudan,

Sono ripresi i combattimenti. È emergenza umanitaria

Il demone della guerra è tornato a imperversare nel Sud Sudan. Dopo un periodo di stallo, i combattimenti sono ripresi nello Stato di Unity causando devastazioni e costringendo la popolazione locale a fuggire per mettersi in salvo. A contendersi il Paese sono il Presidente Salva Kiir e il suo vice Riek Machar, esponenti rispettivamente dell’etnia maggioritaria dinka e di quella minoritaria nuer. L’esercito di Juba ha lanciato un’offensiva verso Leer, facendo terra bruciata. Lo Stato di Unity, oltre a essere il luogo di nascita del leader ribelle Riek Machar, è significativo un territorio ricchissimo di petrolio, la maggiore ricchezza del Paese.

La guerra civile è scoppiata nel dicembre 2013, quando il presidente Sava Kiir ha accusato Machar, il suo vice, di aver pianificato un colpo di Stato. Machar ha sempre negato negato l’accusa, ma ha poi formato un esercito ribelle per combattere le truppe governative. Le parti hanno firmato due accordi, uno il 23 gennaio 2014 e l’altro il 2 febbraio di quest’anno, ma sul campo non si è visto alcun risultato.

Di fronte all’avanzata dei combattimenti, decine di migliaia di persone hanno abbandonato le loro case e si sono date alla fuga. La violenza degli scontri ha costretto anche alcune organizzazioni non governative a ritirare il personale per timore di attacchi. L’Onu stima che diecimila persone siano state uccise dall’inizio del conflitto e che la guerra civile abbia causato 1,5 milioni di sfollati, di questi, più di 300mila persone sono totalmente senza aiuti.
I gesuiti sono attivi nel sostegno alla popolazione civile attraverso un progetto nel campo di Maban. Scopri di che cosa si tratta, clicca qui.

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