Gesuiti
Fondazione Magis ets
Opera missionaria della Provincia Euro-Mediterranea dei gesuiti
MAGIS Notizie Ambrogio Bongiovanni, “la lotta alla povertà e alle ingiustizie oggi in secondo piano, invertire tendenza”
,

Ambrogio Bongiovanni, “la lotta alla povertà e alle ingiustizie oggi in secondo piano, invertire tendenza”

Prof. Ambrogio Bongiovanni

Presidente MAGIS, “il riarmo farà crescere l’emarginazione anche nei Paesi ricchi”

In un mondo costellato di conflitti e tensioni, in cui a ogni latitudine gli Stati si aprono alle spinte per un sempre più massiccio riarmo, e in cui vengono tagliati drasticamente i fondi per gli aiuti internazionali e la cooperazione allo sviluppo, chi paga più le spese sono i poveri, i già emarginati, i diseredati. A lanciare un vero e proprio allarme su questo drammatico contesto è il prof. Ambrogio Bongiovanni, presidente della Fondazione MAGIS Ets, opera missionaria e di cooperazione internazionale della Provincia Euro-mediterranea della Compagnia di Gesù.

Scoraggia vedere come negli ultimi anni si stiano calpestando tutti i valori etici sottesi nelle dichiarazioni ed impegni delle varie istituzioni internazionali costituite a partire dalla seconda guerra mondiale – afferma -. Negli ultimi mesi si sta rischiando di smantellare quelle stesse istituzioni che vigilano sugli Stati e intervengono come organi di mediazione e giudizio ma che possiamo considerare anche come presidi di libertà e democrazia”.

“Per me comunque si tratta di una crisi sistemica globale che nasce da una profonda crisi etica delle società contemporanee – prosegue Bongiovanni -. La cooperazione internazionale allo sviluppo dei popoli (non dimentichiamoci questa specificazione che sembra sempre più indebolirsi) è in profonda crisi in termini di investimento delle risorse e di contributi da erogare, di gran lunga lontani dall’obiettivo dello 0,7% del prodotto interno lordo di ciascun Paese, a fronte di un progressivo aumento di spese militari e ormai apertamente di riarmo e che tra l’altro graverà sul welfare dei cittadini dei Paesi più ricchi, come l’Italia”.

Questi stessi Paesi, secondo il presidente del MAGIS, “vedranno crescere al loro interno situazioni di povertà e di emarginazione. Oltre alle tragedie delle permanenti situazioni di conflitto e di orrore (siamo passati dal terrore all’orrore) si aggiungeranno le tensioni provocate da situazioni di emarginazione. È necessario chiedersi come trattare a livello globale la terribile ed iniqua concentrazione della ricchezza nazionale ed internazionale nelle mani di pochissimi accompagnata da un conseguente potere e controllo sull’informazione. I poveri non sono persone ‘sfortunate’ ma vittime di certi ‘sistemi’ di sfruttamento, ingiustizia, discriminazione”.

Opere come quelle della Fondazione MAGIS, aggiunge, “sono chiamate a rispondere continuamente a richieste di emergenza da varie parti del mondo e a fare appello alla sensibilità di benefattori e donatori. Nello stesso tempo, nonostante possa apparire una lotta impari, sentiamo la necessità ed il dovere come cittadini e come cristiani di denunciare gli squilibri e le forme di ingiustizia che le determinano e di continuare a proporre e costruire modelli alternativi di comunità e società con quella speranza che caratterizza l’impegno per i poveri, la giustizia e la pace”.

Se sia possibile, e come, arrestare o meglio invertire l’attuale tendenza, Bongiovanni ritiene “che in generale l’opinione pubblica sia consapevole degli sconvolgimenti mondiali, della crisi ambientale e migratoria, dei crimini contro interi popoli. Molte manifestazioni pubbliche, soprattutto quelle dei giovani, mostrano che esiste un movimento ed una sensibilità controcorrente agli egoismi. Ma spesso non si ascolta seriamente il dissenso, anzi… si tenta in tutti i modi di reprimerlo. Il problema è da una parte il tipo di informazione e la narrazione che si dà su tutto questo e dall’altra sia la mancanza di una leadership capace di farsi interprete dei bisogni delle persone specialmente dei più poveri, sia che parte della leadership attuale, pur avendo buone intenzioni, alla fine abdica di fronte al potere economico-finanziario e alla cosiddetta realpolitik. E ancora, assistiamo ad una crescente divisione, aggressività, settarismo di tutta la sfera pubblica”.

Secondo Bongiovanni, “l’opzione preferenziale dei poveri perseguita, vissuta e promossa dalla Chiesa, l’attenzione ai migranti, ai temi della pace, giustizia, salvaguardia del creato purtroppo non trovano poi di fatto un consenso ed un riscontro attivo e serio soprattutto nelle scelte politiche importanti anche dalle parti che amano identificarsi come di ispirazione cristiana. Il ruolo delle comunità ed organizzazioni cristiane, come la Fondazione MAGIS, qui è fondamentale perché attraverso l’impegno in vari ambiti testimoniano l’esperienza del Dio dei poveri attraverso la vita e le opere”. “Certo dovrebbe essere a mio parere più incisiva la denuncia delle strutture di peccato e di ingiustizia che generano discriminazione, povertà e morte – osserva -. C’è bisogno di una vera e propria ‘conversione’ personale e strutturale. Papa Francesco ha denunciato chiaramente le responsabilità dell’attuale sistema tecnocratico e mi pare che già dai primi passi Papa Leone stia seguendo quel cammino. Ma la questione della povertà è una responsabilità di tutti. È un cammino in salita e ‘rischioso’”.

Ecco allora che “bisogna appunto essere più incisivi. C’è bisogno di coraggio. Non bisogna accontentarsi degli insufficienti aiuti o fondi governativi (che poi, non dimentichiamo appartengono ai cittadini) che potrebbe sembrare ci siano concessi quasi come un ‘contentino’ per portare avanti i vari progetti umanitari e disturbare il meno possibile. Anzi, bisogna accompagnare il lavoro nei progetti con un’azione di informazione, di formazione e di denuncia dell’ingiustizia promuovendo percorsi di sussidiarietà e di advocacy a diversi livelli, anche con le istituzioni preposte e aiutare il cambiamento. Si tratta di una responsabilità morale che deve avere delle conseguenze politiche con scelte concrete”.

E su come possano contribuire i singoli, “penso che la regola ecclesiale riproposta in questi ultimi anni sia in tre verbi ‘vedere-giudicare-agire’. A questi aggiungerei il verbo ‘ascoltare’: ascoltare il grido dei poveri e della terra, le preoccupazioni dei giovani del mondo che aspirano ad un mondo diverso e più sostenibile per camminare con tutti loro – conclude Bongiovanni -. Ciò si traduce nell’essere operatori di pace e giustizia, essere più attivi nei processi, sia come singoli che come comunità, cercando strade alternative, mantenendo un pensiero critico ma costruttivo”.

Tags

Condividi