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MAGIS Diritti fondamentali Arrestiamo l’odissea disumana
Italia,

Arrestiamo l’odissea disumana

migranti

A quattro anni dall’accordo siglato nel 2016 dall’Unione Europea con la Turchia per mantenere più di tre milioni e mezzo di uomini, donne e bambini al confine con la Siria, sta succedendo quello che si temeva: i profughi vengono usati come arma per ricattare l’Europa. È bastato diffondere la notizia che la polizia di frontiera turca non avrebbe più arrestato chi provava a partire che almeno 14mila persone si sono incamminate verso l’Europa che li respinge in modo disumano. In Grecia è il caos e a pagare sono i profughi straziati da anni di guerra e usati come merce di scambio.

La Fondazione MAGIS, nei suoi rapporti di quotidiana collaborazione con gesuiti e laici che sono al servizio di comunità vulnerabili a causa di povertà e guerra sia in Africa che Medio Oriente, ha dovuto spesso interrogarsi sul messaggio che l’Europa ha mandato al resto del mondo con l’accordo/finanziamento alla Turchia di 6 miliardi di euro. Con tale accordo, noi europei, abbiamo scelto di bloccare l’accesso alle nostre frontiere ad esuli e migranti, lasciando “al confine” migliaia di persone che, in estremo bisogno, fuggivano dalla guerra in Siria e dal Medio Oriente. Una credibilità morale, quella dell’Europa, pesantemente minata da questa scelta.

Firmare questa tipologia di accordi, così come avviene per il Memorandum Italia-Libia, significa costruire un mondo diviso da muri, filo spinato, posti di blocco con il miope disegno di assicurare ad una minoranza il benessere e ad altri un destino di emarginazione, analfabetismo, disoccupazione e violenza, un mondo che non appartiene alla visione della Fondazione MAGIS, impegnata da sempre a costruire ponti di cooperazione e solidarietà nella Casa comune.

Le stesse risorse finanziarie utilizzate in tali accordi, non potrebbero invece essere usate per costruire un’Europa accogliente ponendo fine all’accordo disumano con la Turchia, trovando soluzioni umane per tutti i profughi come l’apertura di corridoio umanitari invece che chiudere le frontiere? Non sarebbe ora che l’Europa si impegnasse a trovare soluzioni congiunte per riportare stabilità politica in Siria e Medio Oriente?

Si aprirebbe così un futuro diverso per il nostro continente, per la Siria e Medio Oriente, per la Libia e l’Africa; un futuro coerente con i nostri valori e con i principi fondamentali di pace e fratellanza. Isolarsi, ponendo in essere politiche estere unilaterali, anche se inizialmente più comodo, alla fine uccide l’umanità perché il mondo è uno ed è interconnesso nella diversità.

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