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MAGIS Cultura Minerali insanguinati, intesa «monca». Se ne riparlerà in autunno
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Minerali insanguinati, intesa «monca». Se ne riparlerà in autunno

Le istituzioni europee hanno trovato un’intesa sulla questione dei minerali provenienti da zone di conflitto. Il testo approvato da Commissione europea, Consiglio e Parlamento europeo prevede che le imprese importatrici di metalli (stagno, tungsteno, tantalio e oro) che hanno grandi dimensioni siano obbligate a effettuare controlli sulla provenienza degli stessi metalli. Questo regolamento è un progresso rispetto alla proposta presentata dalla Commissione europea alla fine nel 2014, ma una decisa marcia indietro rispetto al testo passato in Parlamento nel maggio 2015.

Il testo originale votato in Parlamento prevedeva infatti il requisito della due diligence (dovuta diligenza) per tutte le aziende, indipendentemente dalla dimensione. Questo documento era stato salutato dai media e dall’opinione pubblica come un’autentica rivoluzione nei rapporti commerciali con i Paesi del Sud del mondo sconvolti da conflitti spesso provocati proprio dalla gestione delle risorse naturali. Per trasformarsi in normativa, il testo licenziato dal Parlamento doveva però essere discusso dalla Commissione europea e dal Consiglio europeo. Molti Stati però non hanno gradito un approccio obbligatorio per le aziende e hanno proposto di stemperare il testo introducendo norme volontarie o un’autoregolamentazione e cercando di esentare quelle imprese che importano minerali contenuti in prodotti finiti. Ne è nata una discussione che ha portato all’attuale documento.

«Il risultato principale dell’accordo approvato alcuni giorni fa – spiega Andrea Stocchiero della Focsiv – prevede che le grandi imprese che importano metalli lavorati e minerali grezzi contenenti 3tg (tungsteno, tantalio, stagno e oro) dovranno intraprendere un processo di dovuta diligenza su base obbligatoria. Sebbene questo rappresenti un giusto passo in direzione di un comportamento obbligatorio delle imprese, la maggior parte dei minerali 3tg che vengono immessi nell’Unione Europea, sottoforma di prodotti finiti o semi lavorati, sarà lasciata fuori da questo nuovo sistema legale. Il regolamento dispone così un approccio parziale per cui le imprese non hanno una responsabilità condivisa lungo l’intera catena produttiva e questo deficit non soddisfa le richieste di Focsiv (rete delle Ong cattoliche italiane), di Cidse (rete delle Ong cristiane europee), dei leader della Chiesa Cattolica e di tutti quelli che ci hanno supportato (tra i quali il Magis) per richiedere un sistema di dovuta diligenza obbligatorio e completo».

Alcuni sforzi per andare in direzione di un procedimenti obbligatori ci sono stati e le Ong lo riconoscono, anche se la delusione è stata comunque forte. «Nonostante vi sia una delusione di base – continua -, riconosciamo gli sforzi fatti da alcuni eurodeputati italiani che, soprattutto nell’ultima fase delle difficili negoziazioni finali, hanno fortemente difeso l’approccio obbligatorio. Bisogna ricordare che la proposta originale della Commissione europea di marzo 2014 era basata su un approccio volontario al 100%. Nel maggio 2015, il Parlamento europeo ha votato per il requisito di dovuta diligenza obbligatoria per tutte le aziende dell’intera filiera produttiva. Da allora, e contrariamente ai nostri grandi sforzi per convincere gli Stati europei, la negoziazione non è stata in grado di soddisfare tutte le nostre richieste».

L’iter legislativo continua, l’intesa raggiunta sarà votata in autunno. E solo allora diventerà definitiva.

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