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MAGIS Cultura Minerali insanguinati, la società civile: «L’Ue non giochi al ribasso»
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Minerali insanguinati, la società civile: «L’Ue non giochi al ribasso»

Il regolamento dell’Unione europea dovrà essere esteso a tutte le imprese che importano minerali «tanto in forma grezza quanto in prodotti finiti». Con una lettera aperta indirizzata alla Presidenza e agli Stati membri dell’Ue, la società civile (in particolare il Cidse, il network di organizzazioni cattoliche che lavora nel campo della giustizia sociale) torna a sollecitare le istituzioni europee affinché approvino una normativa stringente che impedisca l’arrivo nel continente di minerali «insanguinati».

Per comprendere l’importanza della lettera è forse necessario fare un passo indietro. Da anni la società civile, sia quella di estrazione religiosa sia quella laica, documentano la connessione esistente tra l’estrazione di minerali nei Paesi del Sud del mondo, conflitti e violazioni dei diritti umani. Proprio per rompere questo legame perverso, le istituzioni europee stanno lavorando a un regolamento che mira a controllare il commercio di stagno, tantalio, tungsteno e oro. Nel maggio 2015 il Parlamento europeo ha approvato un testo di legge vincolante che include le imprese che importano minerali, tanto in forma grezza quanto in prodotti finali.

Questo testo, molto avanzato e accolto con favore dalla società civile, però è oggi messo in forse nella trattativa tra Parlamento europeo, Commissione europea e Consiglio dell’Unione europea. Molti Stati infatti non gradiscono un approccio obbligatorio per le aziende e hanno proposto di stemperare il testo introducendo norme volontarie o un’autoregolamentazione e cercando di esentare quelle imprese che importano minerali contenuti in prodotti finiti. Il Parlamento europeo sta cercando di mediare tra le posizioni e ha presentato una proposta di compromesso che limiterebbe la gamma delle imprese oggetto del regolamento a quelle più grandi e dotate di maggiori risorse.

Nella lettera, la società civile chiede nella lettera al Consiglio di «ascoltare non solo il Parlamento europeo, ma anche gli attivisti, gli investitori, la società civile e i cittadini che chiedono con forza un regolamento ambizioso ed efficace. Questo significa, come minimo, un regolamento che includa imprese che importano nell’Ue minerali tanto in forma grezza quanto in prodotti finiti».

La discussione è in corso nelle istituzioni europee. Anche se, secondo alcuni esponenti della società civile, già in settimana (forse mercoledì 15 giugno) potrebbe essere approvato un testo. «Se così fosse – spiega Andrea Stocchiero della Focsiv, la federazione delle Ong cristiane italiane, parte del Codse -, valuteremo il testo. Ci riserviamo fin da ora di valutare eventuali iniziative qualora la legge approvata non dovesse rispondere alle esigenze di una tutela dei diritti umani delle popolazioni del Sud del mondo coinvolte nell’estrazione di minerali insanguinati».

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