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Opera missionaria della Provincia Euro-Mediterranea dei gesuiti
MAGIS Cultura La cura e la salvaguardia del Creato nel cuore dell’Amazzonia
Brasile,

La cura e la salvaguardia del Creato nel cuore dell’Amazzonia

Un momento di formazione ludica per i bambini alla periferia di Belém

Il Centro Alternativo di Cultura – CAC da 30 anni è impegnato nella promozione di processi educativi umanizzanti, di trasformazione e di impegno per la difesa dei diritti umani, della giustizia sociale e ambientale

Nel messaggio per la Giornata mondiale della pace del 1° gennaio 2021, Papa Francesco ha sottolineato come l’anno 2020, segnato dalla grande crisi sanitaria del COVID-19, ha evidenziato e fortemente aggravato altre crisi correlate, mostrandoci l’importanza di prendersi cura gli uni degli altri e del Creato, nell’ottica di costruire una società basata sulla fraternità. La “cultura della cura come via di pace” si contrappone, dunque, alla cultura dell’indifferenza, dello scarto e del conflitto. In questo senso, le pratiche educative di “cura”, che rappresentano un paradigma in Amazzonia, non sono mai state così urgenti e necessarie. Siamo spinti, in modo ignaziano, a collocarci nelle realtà e ad assumere l’impegno di collaborazione nella cura del pianeta. Questi insegnamenti ci spingono a un viaggio significativo verso la riconciliazione e la conversione ecologica che ci mostra l’armonia e la correlazione tra la natura e la società e “ci impedisce di considerare la natura come qualcosa di separato da noi o come una semplice cornice della nostra vita… ne facciamo parte e ci comprende” (LS, 139).

Il Centro Alternativo di Cultura – CAC, opera sociale e missionaria dei gesuiti dell’Amazzonia, che sviluppa le sue attività a Belém in 14 comunità urbane periferiche, comunità fluviali, quilombolas [1]  e popolazioni indigene presenti in Amazzonia, da 30 anni promuove processi educativi emancipatori con i bambini, gli adolescenti, le famiglie e i leader comunitari secondo il Bem Viver (in italiano “buon vivere”) e i principi dell’Ecologia Integrale come cultura della cura.

Per sviluppare le sue azioni in termini di “cultura della cura”, il CAC ha avviato progetti integrati: il progetto “Flor-e-Ser Humanities” (Far fiorire l’Umanità) e la Cultura Alternativa in Amazzonia, con un focus particolare sulla valorizzazione dell’infanzia, considerando il gioco come diritto e necessità per lo sviluppo della capacità di meravigliarsi e commuoversi di fronte al mondo e alla creazione, e come modo per rinsaldare le relazioni. Il progetto Tessere Resistenza mira al potenziamento dei gruppi di Economia Affettiva e Solidale in Amazzonia, si concentra sull’empowerment e l’autonomia delle donne contro ogni forma di oppressione e violenza, permettendo la costruzione di relazioni basate sul potere creativo, intuitivo, eco-sostenibile e autogestito delle donne, valorizzando le loro conoscenze ancestrali.

Infine, il Progetto di formazione politica e cittadinanza incentrato sull’empowerment dei leader quilombola, fluviali e indigeni, dei movimenti sociali e dei responsabili pastorali. Questo progetto si basa sulla metodologia dell’Educazione e Pedagogia Popolare e della Spiritualità Ignaziana, insieme ad approcci transdisciplinari incentrati sull’Ecologia Integrale, il Buon Vivere e la Cura della Casa Comune. In ottemperanza alle Preferenze Apostoliche Universali della Compagnia di Gesù, il CAC si è impegnato in particolare nella quarta preferenza. Essa ci invita a “collaborare alla cura della Casa comune” e rafforza l’esortazione della Laudato si’ di intendere noi stessi come “custodi e guardiani del Creato”. In opposizione all’idea dell’essere umano dominante, possiamo essere nel mondo in profonda interconnessione con le altre creature, “parte essenziale di un’esistenza virtuosa” (LS, 217) che ascolta allo stesso tempo il grido dei bisognosi e il grido del Creato, come esorta Papa Francesco nel suo messaggio: la pace, la giustizia e la salvaguardia del creato sono questioni strettamente legate che non possono essere affrontate singolarmente.

È stato l’impegno ad essere guardiani e custodi della cura che nell’anno 2020, nella realtà spaventosa e paralizzante dell’apatia e della morte dovuta alla pandemia da COVID-19, ha fatto sì che il CAC sostenesse e assumesse il suo impegno nel contesto della distanza e dell’isolamento sociale, rafforzando così l’idea che le sue azioni non sono e non possono essere disgiunte dalla cultura della cura: custodire e salvaguardare i doni, i valori, le lotte, le memorie e le storie degli esseri divino-umani che abitano l’Amazzonia; proteggere, conservare e difendere i diritti della foresta e dei beni e delle risorse naturali; curare i bambini e gli adolescenti, le donne, i vulnerabili e i leader, i principali protagonisti di questo urgente cammino di costruzione della nuova società basata sulle relazioni fraterne, la tanto agognata Yvy Marã Ey di tutti i popoli della terra [2].

Aurilene Silva

Assistente Sociale e Coordinatrice CAC 

Juscelio Pantoja

Coordinatore Pedagogico CAC

[1]  Le quilombolas sono le comunità afrodiscendenti. La parola “quilombo”,   in varie lingue africane Bantu di alcune regioni dell’Angola, in origine indicava una zona di sosta utilizzata dalle popolazioni nomadi. Successivamente andò a identificare gli accampamenti delle carovane dei commercianti di cera, di schiavi e di altri beni commerciati dai colonizzatori. Fu in Brasile, infine, meta del più grande afflusso di schiavi (1.500.000 persone), che il termine “quilombo” andò a designare le comunità fondate da schiavi africani fuggiti dalle piantagioni in cui erano prigionieri.

[2] Ivy Marã Ey: è un mito indigeno, in portoghese significa “terra senza male”. Secondo la leggenda, in questo luogo non ci sarebbero guerre, fame o malattie. Fu uno dei principali strumenti di resistenza utilizzati dal popolo Guarani contro la dominazione spagnola e portoghese. I movimenti alla ricerca della “terra senza male” erano articolati dagli sciamani, che si chiamavano Karaís.

***Articolo tratto da GMI N. 97 marzo 2021

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