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Le Preferenze Apostoliche Universali nell’Anno Ignaziano

Le Preferenze Apostoliche Universali

Giuseppe Di Luccio SJ, docente alla Facoltà di Teologia della Pontificia Università Gregoriana, illustra come, seguendo il cammino tracciato dalle Preferenze Apostoliche Universali, la crisi della pandemia può diventare un’occasione di conversione e di discernimento dell’originaria vocazione esistenziale all’interconnessione *

Con una lettera indirizzata a tutto il “Corpo” della Compagnia il 27 settembre 2019, nell’anniversario della Bolla Regimini militantis Ecclesiae, il Padre Arturo Sosa, Generale dei Gesuiti, ha indetto un Anno Ignaziano (2021-2022) allo scopo di commemorare il quinto centenario della conversione del “Padre e Maestro Ignazio”. La conversione di sant’Ignazio iniziò cinque secoli fa, quando era convalescente nella sua casa di Loyola in seguito alla grave ferita subita nel corso di una battaglia.

«Insieme ai nostri amici e a tutta la Chiesa— scrive il Padre Sosa —, la Compagnia universale vuole ricordare quel momento privilegiato, in cui lo Spirito Santo ispirò ad Ignazio di Loyola la decisione di seguire Cristo, e approfondire la comprensione di questa via pellegrina per “trarne frutto”». Il momento centrale dell’Anno Ignaziano, che ha come motto «Vedere nuove tutte le cose in Cristo», sarà il 12 marzo 2022, nel quarto centenario della canonizzazione di sant’Ignazio e san Francesco Saverio, con santa Teresa di Gesù, sant’Isidoro Labrador e san Filippo Neri.

Le Preferenze Apostoliche Universali

Per il Padre Generale dei Gesuiti queste celebra- zioni sono occasione per chiedere la grazia della conversione. Concretamente la richiesta di questa grazia è specificata dalle Preferenze Apostoliche Universali per il decennio 2019-2029, approvate dal Santo Padre il 6 febbraio 2019 e considerate un’attualizzazione della «via pellegrina» su cui lo Spirito Santo condusse Ignazio a seguire Gesù.

Il comportamento esterno fece capire ai familiari di sant’Ignazio il mutamento che avveniva nel suo animo, e il cambiamento che cercava di mettere in atto. Per i Gesuiti e per i loro amici le Preferenze Apostoliche Universali dovrebbero esplicitare il desiderio della conversione — personale, comunitaria e istituzionale. Nell’Anno Ignaziano i Gesuiti chiederanno, dunque, la grazia della conversione impegnandosi a camminare insieme ai poveri e agli esclusi dal mondo, e a coloro che sono feriti nella loro dignità, in una missione di riconciliazione e di giustizia. Questa Preferenza Apostolica rende esplicita la conversione a Gesù e al Vangelo. La pratica della povertà, che Ignazio chiamava «Nostra Madre», e con cui si esprimeva la sua conversione, nasceva dal desiderio dell’imitazione della povertà di Gesù. Camminare con i poveri, «sentire il grido dei poveri, degli esclusi e di coloro la cui dignità non è rispettata…» per i Gesuiti vuol dire imitare la povertà di Gesù, seguirlo diventando poveri e camminando da poveri in compagnia con gli esclusi, gli scartati, e gli emarginati, perché egli si è fatto povero, scartato ed emarginato per salvarci nella tentazione della ricchezza, del protagonismo e della superbia del potere. La conversione e la sequela di Gesù spingono ad avvicinarsi ai poveri, e a «camminare con loro nella ricerca della giustizia e della riconciliazione». Tale movimento diventerà effettivamente espressione di conversione quando comporterà la rinuncia, e condurrà alle umiliazioni e all’umiltà, e con ciò all’imitazione di Gesù e alla sua comunione con l’Amore del Padre.

Una rinuncia, e una certa umiliazione che è espressione della conversione, è richiesta dalla pratica di un’altra Preferenza Apostolica: il servizio di accompagnamento dei giovani nella creazione di un futuro di speranza. Con questo servizio si vorrebbe promuovere, con strumenti e metodi appropriati — e soprattutto con lo Spirito del Vangelo — la conoscenza, l’apprendimento e la formazione integrale dei giovani, educandoli a una vita di servizio e di dono a favore soprattutto di chi è senza futuro e senza speranza. Per un Gesuita la grazia della conversione per accompagnare i giovani nella creazione di un futuro di speranza presuppone, con l’acquisizione di specifiche competenze, la rinuncia a sé stesso e uno sguardo convertito al bene dell’altro, che è una testimonianza dello Spirito (Gv 15,26) e che Papa Francesco nell’enciclica Fratelli tutti spiega con l’agathosyne (cfr. Gal 5,22):

«procurare ciò che vale di più, il meglio per gli altri: la loro maturazione, la loro crescita in una vita sana, l’esercizio dei valori e non solo il benessere materiale» (112). [1]

Con l’accompagnamento dei giovani e la missione di riconciliazione e giustizia insieme ai poveri, le altre due Preferenze Apostoliche Universali sono: indicare il cammino verso Dio mediante gli Esercizi Spirituali e il discernimento, e collaborare nella cura della Casa Comune. Il Principio e Fondamento degli Esercizi Spirituali e la lettera di Papa Francesco su La Cultura della Cura per la celebrazione della cinquantaquattresima Giornata mondiale della pace chiariscono il significato di queste Preferenze Apostoliche.

Il Principio e Fondamento e le Preferenze Apostoliche Universali

Sant’Ignazio nel Principio e Fondamento degli Esercizi Spirituali scrive che l’essere umano è creato per lodare, riverire e servire Dio nostro Signore. [2] Per spiegare la lode, seguendo un ragionamento biblico, sant’Ignazio aggiunge due termini: la riverenza e il servizio. Nella Bibbia la riverenza corrisponde all’umiltà: è la consapevolezza di essere creature “dipendenti dal Creatore”. Il servizio comporta la cura delle creature e del creato e il dono di sé — ed esprime, così, la riverenza e la lode, e la consapevolezza della “dipendenza” dal Creatore.

Il racconto biblico della Creazione, ricordato nel messaggio di Papa Francesco per la celebrazione della 54a Giornata mondiale della pace, parla del servizio in termini di custodia e di cura. Per Papa Francesco il servizio che esprime la vocazione umana alla lode è imitazione di Dio, creatore e modello della cura, e imitazione della cura nel ministero di Gesù. «Al culmine della sua missione, Gesù suggella la sua cura per noi offrendosi sulla croce e liberandoci così dalla schiavitù del peccato e della morte. Così, con il dono della sua vita e il suo sacrificio, Egli ci ha aperto la via dell’amore e dice a ciascuno: “Seguimi. Anche tu fa’ così” (cfr Lc 10,37)».

Sant’Ignazio nel Principio e Fondamento completa la presentazione della vocazione all’esistenza dell’uomo e della donna — come interconnessione —, affermando che tutte le cose create sono affidate loro perché raggiungano lo scopo per cui essi sono creati, cioè la lode, la riverenza e il servizio di Dio nostro Signore. La donna e l’uomo se ne devono servire (delle cose create) «tanto quanto» esse (le cose create) li aiutano al raggiungimento di questo scopo (la lode, la riverenza e il servizio di Dio Nostro Signore). [3] In questo modo sant’Ignazio evidenzia la relazione e la connessione tra il Creatore, l’essere umano e le cose create.

La vocazione all’esistenza per sant’Ignazio si realizza con la compassione, non con un uso sconsiderato e illimitato delle creature e delle cose create: l’essere umano si servirà delle cose create “tanto quanto” lo aiutano al raggiungimento dello scopo per cui è stato creato (cioè la lode, la riverenza e il servizio di Dio nostro Signore, e la comunione con il suo Amore). Con la lode che si esplicita nel servizio riverente (e umile) l’essere umano realizza la sua vocazione all’esistenza in “connessione” con la Casa Comune del creato, in solidarietà con tutte le creature vicine e lontane, soprattutto quelle che hanno più bisogno di custodia e cura — poveri, carcerati, profughi, malati —, partecipando alla cura del Creatore e in comunione con il suo Amore, rivelato nella vita e dalle parole di Gesù.

La rilevanza di tale interconnessione insita nella vocazione dell’essere umano è particolarmente evidente nell’emergenza sanitaria dovuta alla diffusione della pandemia da COVID-19 che si è trasformata, come dice Papa Francesco nel messaggio per la celebrazione della Giornata mondiale della pace, «in un fenomeno multisettoriale e globale, aggravando crisi tra loro fortemente interrelate, come quella climatica, alimentare, economica e migratoria, e provocando pesanti sofferenze e disagi». La crisi della pandemia nell’Anno Ignaziano — e secondo la spiritualità ignaziana — può diventare un’occasione di discernimento dell’originaria vocazione esistenziale all’interconnessione e di conversione seguendo le indicazioni delle Preferenze Apostoliche Universali.

Conclusioni

A conclusione della lettera di indizione per l’Anno Ignaziano, Padre Arturo Sosa cita esplicitamente le missioni, ricordando l’interconnessione dell’apostolato dei Gesuiti e delle Preferenze Apostoliche Universali, e incoraggiando «tutte le Conferenze dei Superiori Maggiori, le Provincie e le Regioni a lavorare il più strettamente possibile con i nostri compagni in missione per commemorare con entusiasmo la conversione del nostro Fondatore, “Padre Maestro Ignazio”». Questo incoraggiamento ricorda che il Corpo della Compagnia non è sano se ripiegato su interessi di gruppo — per quanto esso sia parte di questo Corpo e sebbene esso sia impegnato in una specifica Opera Apostolica. Il benessere del Corpo della Compagnia si misura sul “disinteresse” dei membri, cioè sulla loro libertà interiore e sulla capacità di dono e di perdono. Il futuro del Corpo è garantito dalla «via pellegrina» e dalla disponibilità alla conversione che richiede da un lato una disposizione al discernimento, secondo criteri evangelici, e d’altro lato si esplicita nel servizio umile e attento alla cura delle creature e alla custodia del Creato. La disponibilità alla conversione, infine, si coltiva con un rapporto personale e comunitario, intimo e costante, con il Signore. Nella lettera di indizione dell’Anno Ignaziano, il Padre Sosa citando Papa Francesco lo dice bene, ricordando che le Preferenze Apostoliche Universali, nell’Anno Ignaziano, presuppongono «il rapporto del gesuita con il Signore, una vita personale e comunitaria di preghiera e di discernimento».

Giuseppe Di Luccio SJ

Docente alla Facoltà di Teologia Pontificia Università Gregoriana

 

* Articolo tratto da GMI N. 97

[1] Nel Discorso di Posillipo (Napoli), rivolto agli studenti e ai docenti di teologia, Papa Francesco ha ricordato che lo studio e l’insegna- mento della teologia presuppongono la compassione e comportano il superamento dell’individualismo e dell’autoreferenzialità del lavoro intellettuale. L’accompagnamento delle giovani generazioni nella creazione di un futuro di speranza con l’insegnamento della teologia, in questo senso, vuol dire formare «…uomini e donne, presbiteri, laici e religiosi che, in un profondo radicamento storico ed ecclesiale e, al tempo stesso, aperti alle inesauribili novità dello Spirito, sappiano sfuggire alle logiche autoreferenziali, competitive e, di fatto, accecanti che spesso esistono anche nelle nostre istituzioni accademiche», in S. BONGIOVANNI – S. TANZARELLA (edd.), Con tutti i naufraghi della storia. La teologia dopo Veritatis gaudium nel contesto del Mediterraneo, Il Pozzo di Giacobbe, Trapani 2019, 227.

[2] EESS 23. Per il testo degli Esercizi Spirituali, cfr. S. IGNAZIO DI LOYOLA, Esercizi Spirituali, San Paolo, Cinisello Balsamo Mi 2005.

[3] EESS 23.

Tags Verso Dio

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