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Siria,

Lettera agli Amici dalla Comunità al-Khalil di Deir Mar Musa

“Se vuoi, puoi purificarmi” (Mt 2:8)

Quante volte quando preghiamo ci viene in mente di cercare la volontà di Dio in quello che Gli chiediamo?  Di solito parliamo senza sosta, richieste urgenti, ripetute, infinite, senza nemmeno lasciare spazio a Dio per rispondere e farci capire se è compiaciuto della nostra preghiera. A volte diciamo a Dio, forse per abitudine, “sia fatta la tua volontà”, ma raramente diciamo con il lebbroso “se vuoi”.  Spesso i momenti di preghiera sono pieni di noi stessi, dei nostri pensieri, preoccupazioni, invece di essere pieni del Signore, del momento e della sua presenza.

Forse le circostanze della vita e le difficoltà che stiamo attraversando giustificano il nostro modo improprio di pregare, ma questo non è sufficiente per dimenticare la fonte della nostra vita e il suo sostegno.  Nonostante ciò, Dio sovrabbondante d’amore e di misericordia, ci accetta come siamo ed è compassionevole con noi perché conosce la nostra condizione umana, come recita il Salmo, “perché egli sa di che siamo plasmati, ricorda che noi siamo polvere” (Salmo 103:14).

Il nostro mondo ha urgentemente bisogno di preghiera perché essa è l’unica àncora di salvezza per evitare che, a causa dello sfruttamento della natura e delle cattive relazioni umane, si giunga ad una fine catastrofica e distruttiva di tutto ciò che è bello.  La pandemia che ha terrorizzato le persone ed ha causato tante vittime, altro non è che uno dei risultati del nostro approccio irresponsabile verso il mondo e verso la natura.  Tuttavia, essa è stata in grado di riavvicinare molti a Dio, perché solo Dio con la Sua potenza può far derivare dal male qualcosa di utile, come dice l’apostolo Paolo “noi sappiamo che tutto concorre al bene di coloro che amano Dio” (Rm (8:28).  D’altro canto, la pandemia ha in un certo modo unito il mondo intero in un unico crogiolo e, per la prima volta, ci siamo sentiti uniti gli uni agli altri, vicini e lontani, come dice l’Apostolo “se un membro soffre, tutte le membra soffrono insieme” (1 Cor 12:26). Nonostante tutto, questa è stata per me un’esperienza importante e benefica.

Attenersi alle regole e diffondere tra la gente la consapevolezza del pericolo sono stati gli strumenti più importanti ed efficaci per evitare una maggiore diffusione del contagio con la speranza di sconfiggere presto la malattia.  Ma per me la pandemia più pericolosa è quella che colpisce le anime e i cuori, che infetta la nostra relazione con Dio e con il prossimo, nelle nostre comunità, famiglie, chiese e nel mondo.  Purtroppo, mancano la consapevolezza e la volontà di rispettare le regole consigliate per superare questo tipo di malattia incurabile che ha afflitto profondamente la nostra umanità, a causa dell’arroganza, dell’autosufficienza e dell’egocentrismo.  Il mondo non è pronto per svegliarsi dal sonno e dalla disattenzione che dominano le coscienze e le menti.  L’interesse personale domina le situazioni e l’ego è il leader di tutto.  Tristemente, anche in luoghi inaspettati, ci sorprende l’assenza di umanità e l’indifferenza verso la sofferenza degli altri fino a disperare della possibilità di un rimedio e del cambiamento.  Pertanto, ricorriamo a soluzioni facili: mollare o abbandonare i nostri principi perché tali sono i residui prodotti da questa malattia che è difficile smaltirli.  Una sola è la medicina efficace: la riabilitazione come discepoli e discepole di Gesù e il ritorno all’amore genuino per Lui solo, un amore taumaturgo che cura e ripara le ferite del genere umano e gli restituisce la sua umanità primordiale, pura e immacolata come era uscita dalle mani del suo Creatore.

Al termine del mio servizio alla Comunità monastica in qualità di superiora, un lungo periodo pieno di grazia e di amore di Dio per me, spero di aver vissuto questi anni non facili in modo gradito al Signore e a tutti i miei confratelli e consorelle. L’assenza del fondatore, padre Paolo, in un periodo critico della crescita e stabilità della Comunità, ha lasciato il suo chiaro impatto su di noi e su quanto abbiamo vissuto negli anni passati.  Da un lato, però, ci ha lasciato una grande e ricca eredità spirituale ed educativa, con un percorso di crescita e formazione raro a motivo della profondità e dell’ampiezza di visione riguardo la nostra vocazione, la Chiesa e il mondo.  La persona è stata sempre al centro della sua attenzione e del suo pensiero.  D’altra parte il vuoto creato da questa assenza è molto difficile da colmare.  Ho fatto del mio meglio per portare la responsabilità, Dio lo sa, e sentivo la mano dell’Amato accompagnarmi, anzi ne ero sicura, con il salmista posso dire “e mi hai preso la mano destra … con i tuoi consigli guidandomi” (Salmo 73:23-24).  La preghiera è stata il mio unico rifugio nei momenti duri, e quanto numerosi!  Le parole del Salmo mi accompagnavano: “quanto a me, rivolgo a te la mia preghiera” (Salmo 69:14).

Abbiamo passato periodi di guerra difficili in modo particolare con il rapimento di due membri della Comunità. Nonostante le amarezze abbiamo potuto continuare, grazie al Signore che ci ha dato forza, e grazie all’intercessione della Vergine che ci ha coperto con il suo manto.

La pandemia ha paralizzato il mondo intero e non ha consentito l’accoglienza neanche nei nostri monasteri, trasformando gran parte del corso della nostra vita.  L’assenza di visitatori è stata molto triste, ma allo stesso tempo, abbiamo potuto concentrarsi sulla nostra vita spirituale e comunitaria, intensificando i tempi di preghiera personale.  Questo periodo ha coinciso con la mia presenza in Italia, ed è stato un periodo importante per tornare a me stessa, esaminare la mia coscienza e chiedere perdono a Dio e ad ogni membro della mia Comunità per i miei limiti e per ogni negligenza o indifferenza, intenzionale o meno.  Mi sono concentrata sulla preghiera che ha preso un nuovo orientamento. Dio mi ha fatto capire che Egli è tenero e risponde alla supplica di coloro che Gli chiedono.  Egli è anche il padrone del tempo, come dice il salmo “ma io nella tua misericordia ho confidato” (Salmo 13:6).

Gli incendi che sono recentemente scoppiati in Siria (incendi scoppiati in molti luoghi diversi e in estese zone verdi, che hanno cancellato tanti boschi di quercia ed oliveti causando un danno economico immenso per tanti contadini che vivono principalmente di questo), hanno divorato ciò che di più bello ha la nostra terra, tante proprietà e fonte di sostentamento per i nostri figli, la bellezza della nostra natura.  Desideravo che invece bruciassero tutto ciò che è brutto in noi, il nostro egoismo, l’odio e l’orgoglio, per diventare noi stessi natura, bellezza e sostentamento per i nostri figli e per coloro che ci stanno intorno.  Continuiamo a costruire e peregrinare insieme, mano nella mano, verso Oriente.

Suor Houda

 

E’ qui possibile scaricare la Lettera agli Amici nella sua interezza con l’aggiornamento sui monasteri e sui monaci e monache della comunità.

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