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Nuova nomina per il Presidente del MAGIS

ncontro Interreligioso Presso Il Founder’s Memorial (04/02/2019) - Foto © Servizio Fotografico - Vatican Media

Con gioia comunichiamo la nomina, da parte del Santo Padre, del nostro Presidente, Prof. Ambrogio Bongiovanni, a Consultore del Pontificio Consiglio per il Dialogo Interreligioso per il prossimo quinquennio.

Di seguito, cerchiamo di capire meglio il ruolo e il servizio che il Pontificio Consiglio per il Dialogo Interreligioso offre alla Chiesa e alla società.

A) Natura e scopi del Consiglio
Nella domenica di Pentecoste del 1964, Papa Paolo VI istituì uno speciale dicastero della Curia Romana per le relazioni con persone di altre religioni. Conosciuto inizialmente con il nome di Segretariato per i non Cristiani, nel 1988 ebbe il nuovo nome di Pontificio Consiglio per il Dialogo Interreligioso (P.C.D.I.). Il Pontificio Consiglio per il Dialogo Interreligioso ha come finalità la promozione del dialogo interreligioso, in adesione allo spirito del Concilio Vaticano II, in particolare della dichiarazione “Nostra Aetate”(NA).

Ad esso sono correlati i seguenti compiti :

    • promuovere la mutua comprensione, il rispetto e la collaborazione fra i cattolici e i seguaci di altre tradizioni religiose;
    • incoraggiare lo studio delle religioni;
    • promuovere la formazione di persone votate al dialogo.

Nota: E’ noto che il P.C.D.I. non ha responsabilità nel campo delle relazioni tra i Cristiani e gli Ebrei. Queste sono di competenza della Commissione per i Rapporti religiosi con l’Ebraismo, istituita presso il Pontificio Consiglio per la Promozione dell’Unità dei Cristiani.

B) Metodologia del Consiglio

1. Il dialogo è impostato su un sistema di duplice comunicazione. Esso implica il parlare e l’ascoltare, il dare ed ei ricevere, per il mutuo sviluppo e arricchimento. Si tratta di un dialogo che è testimonianza della propria fede ma, nello stesso tempo, un’apertura verso quella degli altri. Non è un tradimento della missione della Chiesa, e neppure un nuovo metodo di conversione alla Cristianità.

Tutto ciò è stato chiaramente stabilito nella lettera enciclica “Redemptoris Missio” di Papa Giovanni Paolo II. Al tempo stesso, tale veduta fu manifestata in due documenti pubblicati dal Consiglio: L’Atteggiamento della Chiesa Cattolica di fronte ai seguaci di altre religioni, riflessioni e orientamenti di Dialogo e Missione (del 1984), e “Dialogo e Annuncio” (del 1991), quest’ultimo congiuntamente con la Congregazione per l’Evangelizzazione dei Popoli.

2. Sebbene il Pontificio Consiglio sia l’ufficio centrale per il dialogo nella Chiesa Cattolica, tale dialogo è condotto principalmente mediante le Chiese locali. Molte Chiese locali hanno delle commissioni per il dialogo, a livello regionale e nazionale. Il P.C.D.I. opera in stretta collaborazione con tali commissioni, incoraggiandone la formazione dove ancora non esistono.

3. La dimensione ecumenica del dialogo interreligioso è tenuta in considerazione. Il Consiglio mantiene rapporti costanti con il corrispondente ufficio del Consiglio Mondiale delle Chiese.

4. Il P.C.D.I. limita la sua opera nell’ambito delle questioni religiose. La sua competenza non si estende alle questioni socio-politiche. La Curia Romana ha vari Dicasteri, con specifiche competetene. Questioni particolari vengono discusse nelle riunioni inter-dicasteriali.

Testo tratto da: http://www.vatican.va/roman_curia/pontifical_councils/interelg/documents/rc_pc_interelg_pro_20051996_it.html

Incontro Interreligioso Presso Il Founder’s Memorial (04/02/2019) – Foto © Servizio Fotografico – Vatican Media

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