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Opera missionaria della Provincia Euro-Mediterranea dei gesuiti
MAGIS Cultura Il riscatto dei guaraní passa dalla ceramica
Paraguay,

Il riscatto dei guaraní passa dalla ceramica

Per salvare un popolo, bisogna preservare innanzi tutto la sua cultura. Se sopravvive la cultura, quel popolo potrà avere difficoltà economiche, problemi politici, ma avrà un’ancora alla quale aggrapparsi nella tempesta. È questo che i gesuiti e la Chiesa cattolica, sostenuti dal Magis, stanno facendo in Paraguay, con i guaraní.

I guaraní sono un popolo antichissimo del Sudamerica. Scondo alcuni storici, nel 3000 a.C. nell’attuale America latina c’erano tre grandi gruppi etnici: gli andini a Ovest, gli arauakos a Nord e i tupi guaraní, nella regione meridionale. I tupi guaraní non hanno sviluppato materiali e costruzioni imponenti come hanno invece fatto altre culture amerindie (incas e maya), ma ci hanno lasciato in eredità alcuni elementi importanti che hanno influenzato le altre culture sia nel continente sia fuori da esso. Per esempio, la loro lingua che, sebbene non venne sviluppata nella forma scritta, era ed è ricchissima di espressioni uniche e di vocaboli particolari. Essendo poi un popolo di agricoltori e cacciatori seminomadi, i guaraní conoscevano in profondità la flora del territorio che attraversavano, di cui ne studiavano le proprietà curative. Queste conoscenze vennero trasmesse in seguito ai botanici europei, e una testimonianza di questo è costituita dal fatto che il guaraní occupa oggi il terzo posto come fonte etimologica dei nomi scientifici delle piante, dopo il greco e il latino.

L’arrivo degli occidentali però ha destrutturato la società guaraní. Le politiche coloniali portoghesi e spagnole hanno tolto loro gli spazi, hanno relegato la popolazione a una dimensione marginale della società e hanno destrutturato la loro fede e il loro impianto sociale (a partire dalla famiglia). Con l’eccezione dell’esperienza delle riduzioni, nelle quali i gesuiti cercarono di proteggere i guaraní dall’invadenza e dagli interessi economici di portoghesi e spagnoli. Attualmente, si stima che in Paraguay, Argentina, Bolivia e Brasile vivano non più di 270mila guaraní. Pochi, ma legati alle loro tradizione e alla loro cultura.

In questo contesto, la Provincia del Paraguay della Compagnia di Gesù, insieme all’Università cattolica di Itapùa e alla Diocesi dell’Incarnazione, due anni fa ha lanciato un programma formativo annuale per la tutela e la valorizzazione del patrimonio umano, spirituale e artistico della tradizione guaraní con l’avvio e la realizzazione di corsi e laboratori di cultura indigena (scultura, ceramica, musica, pittura, teatro, danza, architettura, gestione della comunità, alimentazione, celebrazioni liturgiche, teologia, antropologia, lingua guaraní).

«L’obiettivo del progetto – spiegano gli organizzatori – è ravvivare lo spirito delle missioni dei gesuiti nei secoli XVII e XVIII, ripercorrendo alcune delle esperienze vissute al tempo delle Riduzioni. Per questo motivo, c’è un’attenzione particolare all’arte in tutte le sue espressioni, ma si intende anche creare una biblioteca, un centro di spiritualità, un santuario ecologico, una scuola socio-politica indigena, e si darà vita all’insegnamento della filosofia e della pedagogia ispirandosi ai valori guaraní».

La sostenibilità del programma verrà garantita dai corsi attivati e dalla vendita dei prodotti realizzati oltre ai contributi della Compagnia di Gesù e di alcune Ong. Tra queste ultime anche il Magis che ha deciso di sostenere una scuola di ceramica (con un corso iniziale in Alto Vera e uno di perfezionamento nella zona di Guavirami), una scuola di scultura (con un corso iniziale a Itapua Poty e uno di perfezionamento nella zona di Guavirami) e un workshop nutrizionale. Le foto della galleria sono relative appunto ai lavori di questa scuola di ceramica.

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