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Opera missionaria della Provincia Euro-Mediterranea dei gesuiti
MAGIS Educazione Italia. Padre Colizzi: «Il Magis, una realtà in crescita»
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Italia. Padre Colizzi: «Il Magis, una realtà in crescita»

Dal giugno 2017, padre Renato Colizzi è il presidente della Fondazione Magis. A lui abbiamo chiesto di definire l’identità della nostra organizzazione e indicare le line programmatiche sulle quali si muoverà nei prossimi anni.

Quali sono i numeri della Fondazione Magis oggi?
Il Magis è l’opera missionaria della Provincia Euromediterranea della Compagnia di Gesù ed è inoltre un’organizzazione non governativa. Abbiamo un organico molto ridotto, con una decina tra dipendenti e collaboratori. Siamo attivi in 21 Paesi, con 38 progetti di sviluppo in Africa, Asia, America latina ed Europa. La nostra attività è cresciuta negli ultimi cinque anni. Nel 2013 abbiamo destinato ai progetti 885mila euro, nel 2017 1.350mila.

Qual è la vision della Fondazione?
Noi lavoriamo per un mondo-casa comune dove si apprende a celebrare la vita oltre la povertà, la violenza e la corruzione. In questo contesto, ci muoviamo per promuovere la missione dei gesuiti nel mondo per la riconciliazione con Dio, dentro l’umanità e con la creazione, aiutando le comunità locali a diventare attori di cambiamento sociale per uno sviluppo integrale e sostenibile. Comunità che vivono a livello locale sfide che sono trasversali e globali.

In quali settori operate?
Operiamo principalmente in quattro settori. Educazione: per formare i giovani e renderli capaci di cittadinanza attiva e responsabili verso il proprio Paese, con particolare attenzione alle tematiche della corruzione e dello sviluppo sostenibile. Diritti fondamentali: per garantire salute, educazione e sostentamento ai malati di Hiv-Aids, vedove e bambini di strada. Pace: per mobilitare i leader di etnie e religioni diverse per la risoluzione non violenta dei conflitti. Cultura: per difendere l’identità delle comunità indigene in Asia e America latina per uno sviluppo rispettoso delle minoranze etniche e dell’interculturalità.

Come lavora il Magis?
I progetti sono pensati, scritti e implementati dai gesuiti che vivono in loco e che quindi conoscono bene i bisogni delle persone, delle comunità e delle Chiese locali. I gesuiti, a loro volta, si muovono in un progetto più grande che è quello della Provincia della Compagnia di Gesù alla quale appartengono. In sostanza, i gesuiti partono da esigenze che avvertono nel loro territorio e lo inseriscono nel progetto complessivo della Provincia. Al Magis, poi, fa capo anche una rete di realtà missionarie legate alla Compagnia di Gesù e le sostiene.

A livello internazionale, il Magis collabora con altre realtà?
Sì, come fondazione lavoriamo in rete con altre realtà internazionali legate alla Compagnia di Gesù. Penso allo Xavier Network, la rete delle Ong gesuitiche europee, australiane e nordamericane che operano nella cooperazione internazionale. Oppure al Jesuit Refugees Service, l’organizzazione che lavora al sostegno dei rifugiati. Mi fa piacere qui ricordare la nostra collaborazione con Lok Manch, la piattaforma di cento associazioni (50 legate alla Compagnia di Gesù e 50 di matrice laica) nata in India nel 2016. Il Magis, in quanto membro dello Xavier Network, ha dato il suo contributo alla creazione di questa rete creata da tutte le Province gesuitiche indiane per rispondere alle esigenze delle popolazioni più marginalizzate del continente. È quindi una forma di doppia collaborazione, a livello internazionale e locale. Un buon modello anche per il futuro.

Il Magis è impegnato anche con progetti in Italia?
La società globalizzata e multiculturale, la povertà, gli squilibri, le migrazioni forzate, i cambiamenti climatici, i conflitti che caratterizzano il nostro tempo rappresentano una sfida per le istituzioni educative e la società in generale. Una sfida difficile e tuttavia vitale che ha bisogno di azioni concrete e di percorsi di educazione interculturale, intesa come la forma più alta di prevenzione e contrasto al razzismo e a ogni forma di intolleranza, un’educazione atta a prevenire il formarsi di stereotipi nei confronti di persone e culture. In questo contesto, si tengono incontri con ragazzi nelle scuole e nelle università. Attività che svolgiamo anche in associazioni, gruppi, movimenti, organizzazioni di volontario.

Il Magis opera su progetti a medio e lungo periodo, ma è coinvolto anche nella risposta a emergenze. Come è avvenuto nel caso del tifone Yolanda nelle Filippine o del terremoto in Nepal…
L’intervento in caso di emergenze non è la nostra priorità. Però, sempre nell’ottica della collaborazione internazionale, quando altre reti gesuitiche ci chiedono un supporto in caso di disastri naturali o emergenze umanitarie noi non ci tiriamo indietro e offriamo il nostro contributo.

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