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MAGIS Educazione Cooperazione, un «mestiere» che si impara a scuola
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Cooperazione, un «mestiere» che si impara a scuola

Hanno realizzato un video sul cambiamento climatico, ma hanno anche imparato le dinamiche del mondo del lavoro. Sono questi i risultati dell’esperienza che cinque ragazzi dell’Istituto Massimo di Roma hanno fatto questa estate alla Fondazione Magis.

Sfruttando le opportunità offerte dalla legge sull’alternanza scuola-lavoro, gli studenti della scuola dei gesuiti hanno scelto di trascorrere un periodo negli uffici della nostra organizzazione. «È stata una bella esperienza – spiega Cristina Orfanò che ha seguito l’iniziativa per conto del Magis -. Una Ong è un’organizzazione che unisce una forte idealità a una struttura non dissimile a quella di un’azienda. I ragazzi possono così venire a contatto con una doppia dimensione che dà loro la possibilità di conoscere i problemi legati alla cooperazione allo sviluppo ma, allo stesso tempo, li aiuta a ragionare in termini di efficienza ed efficacia. Valori che sono imprescindibili anche nel campo della solidarietà».

Una prima fase del progetto è iniziata a scuola, dove agli studenti è stato proposto un confronto sui temi della cooperazione, ma anche delle dinamiche del lavoro. Poi si è continuato nella sede del Magis, dove i ragazzi hanno vissuto secondo le regole di un  normale luogo di lavoro con impegni da portare a termine e orari prestabiliti.

«Abbiamo proposto loro di lavorare in un ambito a congeniale ai più giovani: la realizzazione di un video che presentasse le attività del Magis ai loro coetanei – continua Cristina -. Hanno accettato con entusiasmo e  da lì è partita una lunga fase di studio». I ragazzi hanno letto materiali della nostra Ong, hanno consultato il nostro sito. Tra le varie tematiche sulle quali è impegnata la Fondazione, hanno scelto di affrontare quella del cambiamento climatico in Italia e nel mondo. Da qui è nata un’altra fase di studio e di analisi che poi è culminata nella realizzazione del video.

«Il risultato è ottimo – conclude -. I ragazzi si sono superati. Sono sicura che, oltre ad aver imparato a confrontarsi, a lavorare insieme, si sono portati a casa una nuova sensibilità che li aiuterà in ogni momento della loro vita futura. Sia personale che professionale».

 

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