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Opera missionaria della Provincia Euro-Mediterranea dei gesuiti
MAGIS Diritti fondamentali Ciclone Idai: “La vita continua!” è la testimonianza di Padre Heribert Fernando Müller SJ
Mozambico,

Ciclone Idai: “La vita continua!” è la testimonianza di Padre Heribert Fernando Müller SJ

Pubblichiamo di seguito la testimonianza diretta di Padre Heribert Fernando Müller che coordina gli aiuti dei gesuiti in Mozambico. Nello Zimbabwe è invece Padre Anold Moyo a farsi carico dell’organizzazione. Attraverso il Jesuit Relief Fund gli aiuti sono stati avviati:  cibo, vestiario e oggetti per la casa vengono distribuiti attraverso le strutture parrocchiali alle tante famiglie cui è stato dato riparo dalla tempesta. I gesuiti contribuiranno anche nella fase di ricostruzione a lungo termine. Ogni euro è utile e arriverà le persone colpite.

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Cari amici e benefattori,

oggi non vi scrivo da Chividzi, nel nord-ovest del Mozambico, dove dirigo da due anni la scuola Loyola, ma da Beira, città portuale nel sud del paese. Non c’è una casa che non abbia subito danni. La forza del vento e dell’acqua ha divelto tetti, abbattuto muri, sradicato alberi di mango e palme da cocco.

Isabel, che conosco da quando sono qui in parrocchia, racconta della notte in cui il ciclone ha colpito. Ha 21 anni, sua madre è morta presto e suo padre non è più con lei, quindi è lei a prendersi cura dei suoi quattro fratelli più piccoli. Nonostante tutte le difficoltà che ha vissuto, mi sorride ed è felice di vedermi. Dice: «La tempesta mi ha insegnato molto. Le cose materiali sono secondarie. Ciò che conta davvero è la vita che tutti noi viviamo ancora». Con i quattro fratelli ha lasciato la sua casa, che rischiava di crollare, nel buio della notte e in piena tempesta, mentre gli alberi intorno a lei cadevano. Era molto pericoloso. C’è voluta più di mezz’ora per trovare un rifugio sicuro nel quartiere, una passeggiata che di solito dura cinque minuti. Dice: «Pensavo fosse la fine del mondo. È stato terribile».

Hanno perso quasi tutto, anche le scorte di farina di mais e cibo sono ormai bagnate, sporche e non  più commestibili. La nostra parrocchia gesuita di Beira comprende tre grandi quartieri poveri. Qui il ciclone ha avuto la meglio sulle capanne e le case, che non erano molto solide. Una famiglia della nostra parrocchia piange quattro bambini morti. Un’altra famiglia è rimasta sepolta sotto il tetto crollato della propria casa. Nessuno è sopravvissuto. È morta anche la madre di uno dei nostri giovani gesuiti. Anche al cimitero, durante i funerali, tutto era ancora sott’acqua.

Appena lascio la strada principale della nostra parrocchia, i sentieri sprofondano in un fango scuro. Le fogne sono traboccate e tutto è diventato una melma puzzolente. Fortunatamente, il sole è tornato a splendere nei giorni dopo il ciclone, il che ha aiutato un po’. Ma l’acqua potabile e il cibo mancano, fame e malattie divampano.

Insieme alla Caritas diocesana organizziamo la distribuzione di farina di mais, fagioli, olio da cucina e zucchero attraverso le comunità della nostra parrocchia. Molte persone sono ancora sotto shock, ma quando chiedo loro come stanno andando, rispondono: «Estamos bem» (stiamo bene). La vita continua. I bambini vengono a giocare a calcio, celebriamo la messa, ci sono balli e risate, abbiamo già avuto un altro battesimo.

Un dipinto murale nel centro pastorale qui a Beira mostra una rappresentazione della croce che vorrei condividere con voi. La croce è un albero da cui crescono volti e figure. Sono illuminati dai raggi che emanano dal Cristo Crocifisso. Tutti noi, esseri umani e creato, siamo coinvolti nel mistero della passione e della risurrezione, che annuncia nuova vita. E auguro tutta questa nuova vita a voi e a noi in Mozambico e Zimbabwe con tutto il mio cuore!

Heribert Fernando

Grazie per il vostro contributo: La vita continua!

 

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