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Opera missionaria della Provincia Euro-Mediterranea dei gesuiti
MAGIS Educazione Il volontariato fantastico
Togo,

Il volontariato fantastico

«Ho conosciuto l’Africa vera: la sua gente, la sua allegria, la sua voglia di vivere. L’esperienza è stata positiva. Direi veramente positiva». Daniele, 37 anni, agente immobiliare, ha fatto parte del campo di volontariato internazionale organizzato dal Magis in Togo insieme a Marianna e a Federica. A portarlo in Africa è la passione per il continente. Una passione vera, quella che un tempo si chiamava «Mal d’Africa».

Daniele non è nuovo a esperienze simili. Negli anni scorsi era andato in Etiopia. Un Paese speciale di cui ha ammirato l’atmosfera, la cultura antica, le tradizioni vissute quotidianamente. Le sensazioni sono così forti che decide di tornare. «Per molti anni – spiega – ho cercato di ritornare in Africa. Ma, per un motivo o per un altro, non sono mai riuscito a organizzare il viaggio. Anche perché non mi interessava e non mi interessa il continente patinato delle agenzie di viaggio e dei villaggi turistici. Io voglio entrare in contatto con la vita vera».

Attraverso il Magis, è riuscito a centrare il suo obiettivo. «È stato fantastico – ricorda ora a poche settimane dalla fine del viaggio -. Il programma prevedeva il nostro soggiorno in una comunità dei gesuiti. Invece non è stato possibile e abbiamo ripiegato su un appartamento. Forse è stato meglio così perché ci siamo calati nella vita del quartiere».

I volontari, accompagnati da Sabrina Atturo, hanno fatto amicizia con donne, uomini, bambini. Con essi trascorrono il tempo libero: giocando, cucinando insieme, divertendosi. «Entrare in contatto con questa realtà ti trasforma, ti cambia dentro – conclude Daniele -. Posso dirlo tranquillamente: mi sono innamorato dell’Africa. Il continente mi ha preso l’anima. Tornerò? Certo prossimamente tornerò. Non posso più starle lontano».

Una passione che ha catturato anche Federica e Marianna. «L’esperienza mi ha lasciato dentro molta energia. Tanto entusiasmo. Tanta positività – spiega Federica -. Non saprei a che cosa legare queste sensazioni che mi sono portata in Italia. Credo che forse dipenda dall’ambiente in cui ho vissuto. I togolesi sono persone allegre, piene di voglia di vivere nonostante le mille difficoltà quotidiane che devono affrontare».

Ma che cosa l’ha spinta a partire per l’Africa? Federica studia Medicina (è al sesto anno) e da sempre coltiva il desiderio di aiutare chi vive in condizioni difficili nel Sud del mondo. «È una passione che ho fin da ragazzina – osserva -. Ricordo che un giorno vennero a parlarci a scuola i medici di Emergency. Ne fui colpita e mi dissi: “È questo che voglio fare da grande”. Poi, più passava il tempo e più, invece che scemare, il desiderio aumentava. Così mi sono iscritta a Medicina e ho iniziato a guardarmi intorno per capire come poter fare esperienza all’estero». Due anni fa parte per il Nicaragua con una missione della Caritas. Poi quest’anno, l’intenzione di partire di nuovo. «Grazie al suggerimento di padre Beppe Lavelli – spiega – sono venuta a conoscenza dell’iniziativa di volontariato internazionale del Magis. Ho contattato la Fondazione e… sono volata in Africa». Nell’avventura coinvolge anche Marianna, sua amica e compagna di studi. Entrambe partono per il Togo.

Qui la loro sensibilità di (quasi) medico è toccata nel profondo. «Le esigenze della popolazione sono tantissime e i mezzi sono pochi – osserva Marianna -. Lavorare in una situazione simile non è facile: mancano i farmaci, le strumentazioni, il personale. Siamo state in un ospedale psichiatrico senza medici, gestito con grande impegno da una suora. La situazione era impossibile da immaginare per noi europei. Situazioni simili sono una sfida per chi come me vuole lavorare nel mondo della sanità. Per questo voglio tornare in Africa e continuare a fare esperienze simili».

«Piacerebbe anche a me fare altre esperienze come questa – conclude Federica -. Come? Non so ancora. Potrei fare la specializzazione all’estero, oppure trascorrere altri brevi periodi in Africa o America Latina o, ancora, trasferirmi per alcuni anni. È ancora prematuro per dirlo, ma credo che la mia vocazione medica non potrà far a meno del servizio ai Paesi del Sud del mondo».

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