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MAGIS Diritti fondamentali Nepal/2. Gesuiti e volontari sul campo, ecco i loro racconti
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Nepal/2. Gesuiti e volontari sul campo, ecco i loro racconti

«Nonostante il disastro causato dal terremoto, i nepalesi conducono una vita normale, come se nulla fosse accaduto loro. Sono davvero ammirevoli. Il sisma ha danneggiato le case e si è portato via la vita di molte persone. Tutto in pochi secondi. Anche se è vero che le scosse di assestamento tengono viva l’ansia che si possa ripetere quell’esperienza. E, a mio parere, ci vorrà almeno un decennio per superare completamente il trauma. La vita è dura nel villaggio e per di più il caldo è insopportabile durante il giorno. Anche se la lingua ha rappresentato una barriera tra me e la gente, ho avvertito che la nostra presenza era importante per loro». Così Felix Tete, gesuita indiano, ha riassunto la sua esperienza in Nepal, dove ha portato soccorso alle popolazioni colpite dalle forti scosse di terremoto che hanno sconvolto il Paese il 25 aprile e il 12 maggio. Insieme a lui sono accorsi altri gesuiti e laici legati alla Compagnia di Gesù. Ecco alcune delle loro impressioni.

Alcuni di essi si sono recati nel villaggio Tipling, situato vicino al Ganesh Himalaya nel distretto Dadhing. Per raggiungere la località  vogliono 4-6 ore di viaggio in auto o due giorni di cammino a piedi, attraversando i fiumi su ponti sospesi e arrampicano su montagne anche molto alte. A Tipling abitano più di 500 famiglie tamang, una delle comunità tribali del Nepal. «Quando si arriva al villaggio – osserva il gesuita Amos Bage – ci si sente come se si fosse alla fine del mondo. Ho raggiunto il paese il 30 maggio. A Tipling, la maggior parte delle case sono danneggiate e non sono più sicure, perché in qualsiasi momento i muri potrebbero cadere. La gente ha perso i vicini e i familiari, ma sono morti anche molti animali che sono indispensabili per il lavoro agricolo». «Ci sono molte crepe sulle strade, ma fratture del terreno sono visibili anche in campi e foreste – racconta Salew-o Chachei, un volontario –  Il terremoto ha reso instabile il terreno e si susseguono le frane. Alcune di esse sono di dimensioni tali che possono spazzare via interi villaggi nel periodo delle piogge. Oltre alla tragedia del terremoto e delle frane, quest’anno è segnato anche da raccolti non buoni, il che raddoppia tragedia». Tra la gente c’è ancora molta paura. Le persone vivono con ansia l’incertezza del futuro. «La condizione psicologica della gente è preoccupante, non sembra esserci nessuna energia in loro. Il terremoto è stato il più grande shock della loro vita», spiega il gesuita Amos Bage. «La gente ha paura, ansia e incertezza – prosegue Salew-o Chachei -. Sembrano confusi. È triste vedere le persone che vivono nelle tende. Alcune delle tende sono poi state danneggiate dalla pioggia e dal vento».

Gesuiti e volontari non si sono concentrati solo su Tipling. «Il 25 maggio, 2015 ho viaggiato verso Palangchauk Koshidekha insieme ad un altro compagno – riferisce Fuljames Dungdung, un giovane volontario -. Il viaggio non è stato complicato, anche se ci sono volute tre ore su e giù per le colline. Quando sono arrivato al villaggio sono rimasto colpito dai danni che ha provocato il terremoto. Il sisma ha danneggiato le abitazioni e lasciato migliaia di abitanti senza casa. Mi sono messo a piangere quando ho incontrato una bambina, di nome Priya, che è riuscita a scampare al sisma, ma ha perso sua madre e la sorella sotto le macerie». Il racconto continua: «Ci siamo trasferiti di casa in casa e abbiamo incontrato giovani e meno giovani e abbiamo ascoltato le loro esperienze orribili. Hanno condiviso il loro dolore e noi abbiamo cercato di alleviare le loro sofferenze. Nonostante abbiano perso tutto, erano abbastanza positivi, avevano fiducia. Questo mi ha fatto pensare che si può vivere con speranza e fiducia anche in condizioni terribili».

Il Nepal è un Paese ricco di etnie diverse. Il terremoto avrebbe potuto scatenare odii e tensioni. Invece ciò non è avvenuto. «Io sono stato a Sahasa, un piccolo insediamento – osserva Mark Wungchang -, ma le persone non sono di un gruppo omogeneo. Appartengono a diverse tribù e gruppi etnici diversi. Anche se non sono un gruppo etnico, vivono in un’armonia meravigliosa. D’altra parte le calamità naturali non fanno discriminazioni».

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