L’obiettivo specifico del progetto è ridurre la trasmissione verticale materno-infantile dell’epatite B nell’area urbana e periurbana di N’Djamena, dove le attività andranno a rafforzare la capacità diagnostica, di screening e a migliorare la salute materno – infantile.

Le donne incinta che accedono ai cinque Centri di Salute, e che hanno come riferimento il complesso ospedaliero CHU-BS, saranno sottoposte ai test diagnostici rapidi e, se positive, eseguiranno gli esami del sangue e la carica virale. Le madri saranno accompagnate durante tutto il periodo della gestazione, sia a livello sanitario che psico-sociale, fino al momento del parto. I neonati di madri postive all’epatite B saranno sottoposti alla prima dose di vaccino entro 24 ore dalla nascita, le successive tre vaccinazioni saranno garantite dal Ministero della Salute, in linea con i programmi nazionali.

Le ostetriche e gli agenti socio-sanitari e sociali, debitamente formati, garantiranno l’accoglienza e forniranno tutte le informazioni necessarie alle donne in stato di gravidanza che accedono ai Centri di Salute, effettueranno i test rapidi, le vaccinazioni e il follow up mantenendo la riservatezza sulla diagnosi al fine di evitare lo stigma e la discriminazione.

Per le attività di diagnostica saranno utilizzate le attrezzature di biologia molecolare del Laboratorio di Grandi Epidemie Tropicali del CHU-BS (LANGET).

La popolazione in generale sarà informata attraverso una campagna di sensibilizzazione ed educazione sull’epatite B e saranno raggiunte anche le zone più periferiche dove molte famiglie vivono in alloggi provvisori.

Dove

N'Djamena, Ciad

Periodo

2023 - 2024

Destinatari

Diretti: 6.000 donne incinta e 2.000 neonati, di cui 500 neonati vaccinati. Indiretti: I beneficiari indiretti saranno le famiglie delle donne incinta e la popolazione che vive nelle aree in cui si realizza l’iniziativa che saranno informate grazie alla campagna.

Contributo

Progetto realizzato con il contributo della Regione Veneto

Contesto

I virus dell'epatite B e C sono responsabili di una significativa morbilità e mortalità in tutto il mondo. L'OMS, colloca il Ciad nella cosiddetta zona ad alta endemicità per l’epatite B, cioè una sieroprevalenza superiore all'8%, mentre quella dell’epatite C è stimata al 2,5%. La trasmissione del virus dell'epatite B avviene spesso dalle madri infette ai loro bambini durante il periodo perinatale. Fermare la trasmissione verticale madre-figlio richiede un approccio globale che include la prevenzione dell'infezione nelle giovani donne, lo screening durante la gravidanza, la cura e il monitoraggio delle donne incinte con epatite B cronica, e la somministrazione del vaccino contro l'epatite B ai neonati entro le prime 24 ore dalla nascita, secondo il programma EPI. La comunità internazionale ha auspicato l'eliminazione dell'epatite virale come minaccia alla salute pubblica entro il 2030, ma la disponibilità dei fondi per l’acquisto dei test rapidi per lo screening prenatale è diminuita, così come sono ridotti i fondi per la prevenzione e la ricerca sull’epatite. Inoltre, l’emergenza sanitaria causata dalla pandemia SARS COV-2 ha in parte distolto l’attenzione e l’investimento di risorse su altre patologie virali (epatiti, HIV ect…) legate ad altri virus rilevanti in Ciad.


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