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MAGIS Cultura Sant’Ignazio, ferita e vulnerabilità
Italia,

Sant’Ignazio, ferita e vulnerabilità

In ricordo della ferita di Ignazio a Pamplona. “Questo evento, che ha segnato un vero e proprio spartiacque nella vita di Ignazio, mi offre lo spunto per rivolgermi a voi, con l’augurio che, anche per noi, si apra una possibilità di conversione da vivere come singoli e come appartenenti ad un corpo apostolico in cammino”, ricorda il Provinciale, padre Gianfranco Matarazzo SJ, nella lettera del 29 luglio 2020 ai confratelli e collaboratori nella missione.

La ferita e la vulnerabilità. A seguito della ferita di Pamplona, Ignazio fu costretto a fare esperienza di vulnerabilità e di fragilità; eppure il fallimento subìto si svelò come l’inizio inatteso di un cammino straordinario di conversione, di vita e di fecondità; arrendendosi alla vulnerabilità e alla fragilità ed esplorandole con disponibilità alla grazia di Dio, Ignazio fu condotto ad una verità di sé più profonda e ad una vita più autentica, più libera, più a servizio di Dio e dei fratelli. Il cammino di conversione a cui si rese progressivamente disponibile avrebbe fatto di lui il Pellegrino, l’autore degli Esercizi Spirituali, il Compagno di Gesù, il Fondatore della Compagnia che conosciamo.

“Ho pensato spesso alla fragilità e alla povertà in questi mesi di pandemia. L’umanità, tutta l’umanità si è sentita vulnerabile, molto dolorosamente ferita; è stata provata ed è ancora provata duramente, in un modo globale che mai abbiamo sperimentato così, in tempi recenti, in un modo in cui la natura si è riproposta come “co-protagonista” e ci è stato dimostrato nei fatti quanto siamo interconnessi”, continua il Provinciale.

“Anche noi siamo stati colpiti; anche le nostre famiglie, i collaboratori, le persone che raggiungiamo. È stato ed è ancora anche un periodo di povertà, di privazione sia per la perdita fisica di persone, sia per le molto incerte conseguenze sociali, economiche, politiche. Abbiamo visto nel mondo tristi segni di male, ma sono stato testimone anche del fatto che, come per Ignazio, così per noi, questa ferita ha aperto a straordinarie possibilità di bene… Si è rivelata una capacità straordinaria di offrire un sovrappiù di prossimità, di sostenere nella fiducia, nella ricerca di senso, nella solidarietà concreta“.

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