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Opera missionaria della Provincia Euro-Mediterranea dei gesuiti
MAGIS Diritti fondamentali Solo una rete può essere utile!
Venezuela,

Solo una rete può essere utile!

Verso la fine degli anni Novanta, la Conferenza dei Provinciali dell’America Latina (CPAL) prese una decisione di fondamentale importanza a proposito dell’apostolato con i profughi, i migranti e i rifugiati. Esaminammo criticamente la nostra azione, osservando quanto succedeva nei flussi migratori del continente, e capimmo varie cose: prima di tutto, che la realtà migratoria necessitava di una risposta che superasse i nostri confini provinciali, se volevamo dar seguito ai flussi lungo tutto il tragitto (origine, transito e destinazione), all’epoca specialmente ai flussi provenienti da Haiti, Centroamerica e Colombia; in secondo luogo osservammo che la complessità del fenomeno richiedeva un’unità d’azione di varie abilità, competenze e conoscenze, e che avrebbe implicato persone ed istituzioni di diversi settori ed apostolati; terzo, e ultimo, che persone spinte a migrare da motivi diversi, mosse da situazioni di povertà o vittime di crisi politiche e di violenza, e bisognose di protezione internazionale, come pure quanti avevano sofferto catastrofi naturali, condividevano tutti gli stessi tragitti e correvano, nel frattempo, gli stessi rischi.

Il frutto di queste osservazioni sulla mobilità umana fu la creazione della Red Jesuita con Migrantes (RJM – Rete gesuita con i migranti), organizzata a seconda della nostra interpretazione della realtà dei flussi migratori, una rete necessariamente “interprovinciale” e “intersettoriale” che, per un miglior e maggior servizio, non si limitasse agli spazi geografici, né ad alcuni possibili apporti in loro favore, né alle distinte circostanze delle persone accompagnate. Nel 2011, i Provinciali della CPAL decisero che la migrazione fosse una delle sei priorità del loro Piano Apostolico Comune, pertanto, la RJM ricevette una maggiore legittimazione e cominciò ad esercitare una maggior influenza nell’apostolato con i migranti, i profughi e i rifugiati nei progetti delle Province e delle opere, mentre ciascuno di noi pensava a quanto potesse realizzare per la migrazione.

La rete capì che non poteva limitare la propria azione a un accompagnamento lungo la rotta migratoria, ma doveva attuare una strategia rilevante, destinata tanto alla trasformazione delle politiche pubbliche nell’ambito della migrazione e del rifugio, come anche alla segnalazione delle cause che obbligavano tanti a prendere decisioni disperate e a correre enormi rischi alla ricerca di progetti di vita dignitosa. Parliamo di incidenza incarnata, dal momento che legittimiamo la nostra parola globale partendo da un ambito locale, e lo facciamo apportando le diverse possibilità delle altre opere della rete che contribuiscono con rigore scientifico, alla coscienza delle violazioni dei diritti umani, alle comunicazioni o alle strategie di sviluppo e integrazione.

La RJM, dal 2013, tiene conto che esiste anche una sfida nella trasformazione sociale e personale: è necessario creare una nuova cultura dell’ospitalità. Si tratta di un apprendimento a cominciare dal livello popolare, nei gesti di accoglienza, di generosità e di distacco dei quali siamo testimoni nelle popolazioni più semplici che, pure, ricevono con le braccia, le case ed i cuori aperti i profughi, i migranti o i rifugiati. Tali gesti sono una sfida che ci porta a riconoscerci nell’altro ed a comprendere che, pur con le nostre differenze, siamo tutti fratelli, tutti siamo umanità e, in un modo o nell’altro, tutti veniamo da una storia di migrazione e di incontro. Inoltre, l’ospitalità ci ha fatto comprendere che per lavorare con i migranti dovevamo farlo con tutte le persone; in pratica la RJM, attraverso la sua Campaña por la Hospitalidad non ha semplicemente rinforzato la propria logica intersettoriale, ma l’ha addirittura ampliata, specialmente nei confronti della gioventù e del settore educativo.

Questa protezione dei migranti, dei rifugiati e dei profughi interni è uno degli aspetti dolorosi che constatiamo nella regione, insieme alla 36ª Congregazione Generale. Quelle sofferenze ci invitano a lavorare per la riconciliazione come condizione di guarigione delle ferite che i processi migratori producono in milioni di persone. Tutto ciò ci obbliga, per fede e per giustizia, a promuovere i suddetti processi di riconciliazione in almeno 5 dimensioni: personale, spirituale, familiare e comunitaria, sociale e politica, ecologica. Potremo così contare sui fratelli di nuovo sani e capaci di essere attori autorizzati e competenti nella loro ricerca delle proprie alternative. Durante questi vent’anni in cui abbiamo condiviso il viaggio con i migranti, i profughi e i rifugiati, abbiamo imparato da loro ed abbiamo constatato il bisogno di una rete che potenzi un apostolato articolato e di qualità, che aspiri ad una trasformazione delle strutture. Il nostro obiettivo è ancora un mondo riconciliato e nel quale ci sia posto per tutti.

Articolo a cura di Javier Cortegoso Lobato – Coordinatore della “Red Jesuita con migrantes de Latinoamérica y el Caribe” e di padre Mauricio García-Durán, SJ – Direttore del JRS in America Latina, tratto dall’annuario 2020 della Compagnia di Gesù https://bit.ly/3eZs014

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