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India,

Un appello affinché il Paese cresca e si sviluppi

Comunità tribale

Linus Kujur SJ, docente alla Facoltà di Missiologia della Pontificia Università Gregoriana, propone una profonda riflessione sull’India che, a partire dalla sua nascita come nazione nel 1947, si propose di assicurare giustizia, uguaglianza e libertà a tutti, e di promuovere la Fraternità a tutti i livelli della società

Il popolo indiano oggi

Il 26 gennaio 1950 il popolo indiano, rappresentato dai propri leader, si diede una Costituzione e promise di assicurare ad ogni cittadino giustizia, libertà, uguaglianza, e di promuovere la fraternità a tutti i livelli della vita; sociale, economica, politica (Costituzione dell’India: Prefazione). Quel giorno segnò un momento cruciale per il popolo indiano, un nuovo inizio per lasciarsi alle spalle tutto ciò che lo aveva reso schiavo, sia spiritualmente, sia materialmente, e abbracciare i succitati nuovi valori. Da quel giorno tutti i poteri
sono stati dati ai membri dei rami Legislativo ed Esecutivo del Parlamento per promuovere tali valori, e al ramo Giudiziario per difenderli. Se si vogliono comprendere l’India e i suoi abitanti oggi, questi sono i principi fondamentali sui quali si fonda la nuova nazione. Questa fu una decisione audace del popolo indiano, significava la volontà di superare l’ineguaglianza sociale ed economica vecchia di secoli. Significava anche che avrebbe adottato per tutti i valori di giustizia, uguaglianza libertà e fraternità. La decisione fu presa alla fine dell’Impero Anglo-Indiano nel 1947. Prima di allora, i Moghul avevano governato su più dei due terzi dell’India per circa tre secoli (1526- 1857). In effetti, come nazione con una propria autodeterminazione, l’India non era mai esistita. L’Impero Maurya fu un tempo molto importante (323-184 a.C.).
In seguito ci furono solamente piccoli regni. In un contesto del genere, l’obiettivo del popolo indiano appariva quasi impossibile. Il concetto di “sviluppo” non è solo economico, ma anche sociale, politico e spirituale. La Costituzione dell’India ha articolato la sua identità con queste parole: l’India dovrà essere “una repubblica sovrana, socialista, secolare e democratica” (Costituzione dell’India: Prefazione). Tutti questi principi della Costituzione hanno come fulcro la “dignità di ogni persona”, da cui seguono tutti gli altri aspetti del progresso umano, sia esso sociale, economico o politico. Ci si aspetta che l’intera amministrazione provveda a tutti. I britannici non si aspettavano che il sogno di creare un’unica nazione avesse successo. Ancora oggi ci sono alcuni che si chiedono come il popolo indiano sia riuscito a mantenersi unito. Eppure l’India resta una delle più grandi democrazie del mondo. Ha funzionato abbastanza bene malgrado la diversità di gruppi e sottogruppi basati sulle molte lingue e religioni presenti. Non c’è dubbio, il popolo indiano ha accettato la sfida di costruire la propria nazione sui valori enunciati nella sua Costituzione, anche se il percorso è ancora lungo.
Da dove giungono gli ostacoli?
a) I grandi ideali quali giustizia, uguaglianza, libertà e fraternità piacciono a tutti, eppure, in India la sfida viene dall’interno. Qui l’ineguaglianza sociale ed economica è sancita dalla religione, radicata nel concetto stesso di persona e di visione del mondo. Inoltre, la nuova interpretazione della realtà umana è ancora nelle mani di pochi religiosi, che non fanno parte del sistema di governo. A causa di questa situazione, per gli indiani, lo sforzo di applicare i valori costituzionali resta arduo.
b) Coloro che fanno le leggi e le applicano vengono da contesti culturali diversi, quindi un’interpretazione della Costituzione accettabile da tutti richiede tempo. Non esiste un sistema che consenta al popolo indiano, nel suo insieme, di prendere parte al processo di comprensione e interpretazione della Costituzione. L’interpretazione ufficiale di questi valori è, quindi, spesso ritardata.
c) La Chiesa non si è ancora espressa. È quindi ancora straniera in India. Sebbene la Chiesa sia presente sin dall’inizio del Cristianesimo, è rimasta, fino a questo momento, “un piccolo gregge”. Anche la sua capacità di integrarsi nella mentalità dell’ethos indiano è ancora in corso.
d) La diversità e l’ampiezza dell’India rendono molto lento lo sviluppo. Per una nazione così vasta, con migliaia di lingue, settanta anni sono pochi per applicare la Costituzione. C’è una lacuna comunicativa, senza neanche contare l’isolamento sociale basato sulla religione.

Modi per superare gli ostacoli

Il concetto di “sviluppo dell’India” basato sugli obiettivi desiderati, richiede speciale riflessione e pianificazione. Modelli preconfezionati o esterni possono non funzionare, a causa di diverse visioni antropologiche e sociologiche. Il servizio di una persona, secolare e religiosa, autonoma e sociale con scarsa capacità di comunicare con altre culture, ecc. rende l’attualizzazione dei progetti di sviluppo difficili da applicare. Eppure qui diamo alcuni suggerimenti, perché senza speranza, non ci sarebbe progresso.

a) Illuminazione per tutti. Nella psiche indiana “possedere la conoscenza” è un grande valore. Coloro che sono qualificati per il Servizio Amministrativo Indiano (IAS) sono elogiati enormemente. La conoscenza non è limitata alla realtà materiale, ma abbraccia anche quella spirituale. Infatti, l’élite Hindu prega quotidianamente per l’illuminazione (Cfr. Gayatri mantra). Da questo punto di vista, la separazione tra conoscenza materiale e conoscenza spirituale per gli indiani ha poco senso. Ciò ha spianato la strada all’educazione, e l’istruzione di massa è ben accetta in India. Grazie a questa mentalità, malgrado l’opposizione al modo di vita cristiano, il servizio della Chiesa per l’educazione di tutti, è ben apprezzato. Investire su questo andrebbe nella giusta direzione, perché l’istruzione ancora non ha raggiunto la maggioranza della popolazione, specialmente per quanto riguarda quelli con uno status sociale inferiore. Tradizionalmente, non ci si aspettava che questi ultimi venissero istruiti e gli veniva perfino negata l’illuminazione.

b) Emancipazione delle piccole comunità. L’India vive in piccole comunità di villaggio. È la comunità più piccola, chiamata “Punchayat”: si tratta di un’affiatata organizzazione socio-economica e politica tradizionale, guidata da un “Punch”, il capo villaggio e i suoi quattro consiglieri. Nella maggior parte del Paese, questo sistema di governo è ancora attivo. Questo organo decisionale è incorporato nel sistema democratico indiano, che ha la capacità di trascendere i propri limiti su vari interessi. Se questa comunità trova sostegno all’interno del contesto democratico, lo sviluppo inizia a prendere forma.

c) Focus sulle comunità linguistiche dinamiche. Accanto al “Punchayat” vengono le comunità linguistiche, con una significativa vita sociale e culturale. Esse celebrano i valori della vita insieme e promuovono naturalmente l’uguaglianza e la fraternità tra di loro. Come gruppo, sono aperti a una partecipazione economica e politica. La Costituzione dell’India accetta che ci siano comunità formate in base alla lingua. Questo tipo di comunità, per sua natura, trascende villaggi, regioni e Stati, sia all’interno dell’India che all’estero, e sostiene i suoi membri psicologicamente, spiritualmente e, se necessario, anche per le necessità materiali. Il sostegno di tali comunità per una promozione culturale è un buon modello di sviluppo.

d) Senso civico tramite l’istruzione. Come abbiamo detto sopra, il sistema di governo democratico basato sulla Costituzione, per l’India è un fenomeno nuovo. La gente comune non sa come partecipare nella nuova organizzazione socio-politica basata su Stati, Distretti, e Blocchi. Questo sistema di governo è per l’autodeterminazione dello stile di vita della comunità, inclusa la gestione economica. Promuovere un senso civico a tutti i livelli farebbe sentire a proprio agio il popolo indiano con il loro nuovo stile di vita guidato da norme e regole statali. La loro maggiore partecipazione allo Stato sarebbe un’altra forma di sviluppo.

e) Istruzione da parte delle istituzioni cristiane. La presenza della Chiesa in India, specialmente nei campi dell’istruzione di massa e dell’assistenza sanitaria è diventato un input importante. Ora la Chiesa può continuare ad educare tutte le comunità assumendo come propri i valori della Costituzione. Questo servizio sarà sempre rilevante, sia se formale che informale. Quando gli studenti di tutte le estrazioni sociali si ritrovano insieme per essere formati, nelle scuole e nei campus universitari si imparano i valori democratici.

f) Dignità del lavoro attraverso la formazione professionale. Oltre alla promozione delle celle dinamiche o delle comunità naturali, per lo sviluppo deve essere promossa la “dignità del lavoro”. La vita quotidiana è sostenuta dal lavoro umano, quindi, se diventa “qualificato”, si adatterebbe alla mentalità degli indiani. Quando una persona ha una competenza, oltre ad avere la capacità di servire la comunità, ha anche una certa soddisfazione personale. Ne consegue la dignità della persona.

La prospettiva di Cristo per l’India

a) Il progresso presuppone l’unità dei cuori. Negli Atti degli Apostoli leggiamo: “La moltitudine di coloro che eran venuti alla fede aveva un cuore solo e un’anima sola e nessuno diceva sua proprietà quello che gli apparteneva, ma ogni cosa era fra loro comune” (At 4,32). Il concetto cristiano della condivisione della vita e dei beni, come viene narrato in questo passo può essere troppo perfetto, ma lo spirito che c’è dietro il concetto di condividere la propria vita è espresso bene. Nella tradizione della Chiesa cattolica, le persone consacrate a Dio, cioè le comunità religiose, adattano spontaneamente a questo spirito il loro stile di vita. Questo spirito di condivisione, basato sul benessere di ogni persona, sarebbe ben accetto ovunque. Le comunità cristiane possono contribuire attraverso questo modello di sviluppo olistico che incorpora il benessere sia spirituale, sia materiale, di ognuno dei suoi membri.

b) Dare una leadership per la nuova interpretazione dei valori. Il popolo indiano ha deciso di assicurare giustizia, uguaglianza e libertà a tutti, e di promuovere la Fraternità a tutti i livelli della società. Se la Chiesa rende questi valori parte del proprio stile di vita, se può viverli, diventerà un elemento positivo per le politiche dello stato. Può farlo senza perdere la propria identità, essendo come Cristo che ha inviato i suoi discepoli in tutte le nazioni (Mt 28,19). L’interpretazione pratica dei valori costituzionali porterà a comprenderli meglio nell’ambito degli stili di vita tradizionali indiani.

c) Educare tutti all’uguaglianza, alla libertà, alla fraternità e alla giustizia. Le attività della Chiesa seguono i valori del Vangelo come Gesù stesso li ha vissuti e insegnati. Gesù stesso ha fornito un esempio di insegnamento: “Gesù andava attorno per tutta la Galilea, insegnando nelle loro sinagoghe e predicando la buona novella del regno” (Mt 4,23; Mc 4,1-2). Anche gli apostoli, seguendo l’esempio di Gesù andarono in giro ad insegnare (At 5,42). Questa tradizione di insegnamento ha interessato nella Chiesa sia l’educazione formale che quella informale, ed è un modo eccellente per educare gli indiani ai valori dati: uguaglianza, fraternità e libertà.

d) Creare piccole comunità vive e dinamiche. La Chiesa è una famiglia di famiglie; analogamente, può diventare una comunità di comunità basate, per cominciare, su culture all’interno della stessa comunità parrocchiale. Tali gruppi naturali diventano molto creativi e contribuiscono alla comunità più ampia: le differenze vengono rispettate, ma la fede diventa il fulcro della loro unità nella preghiera e nelle attività pastorali. L’educazione alla fede è la fonte, e porta alla celebrazione della fede attraverso i sacramenti, specialmente l’Eucaristia. Nella prospettiva dell’India, ciò può avere un valore di testimonianza per lo sviluppo.

e) Gruppi di interesse per la democrazia. L’India sta scoprendo il valore della vocazione, intesa generalmente come scelta personale per imparare e fare. Ciò fornisce una piattaforma per nuove associazioni basate sulla scelta personale e, specialmente, sul talento donato da Dio ad ogni persona: musica, sport, pittura, ecc. Queste associazioni creano nuove comunità democratiche che trascendono i confini linguistici e religiosi e potrebbero creare anche una nuova cultura per l’umanità, di carattere globale e basata sulla fraternità umana.

f) Cura per i bisognosi all’interno della comunità. Operare una scelta per aiutare i bisognosi non ha bisogno di molte spiegazioni. Ogni persona umana ha il diritto di essere pienamente umana, di conseguenza, per qualsiasi cosa di cui sia priva, la comunità umana ha il dovere di prendersene cura. Questo è anche il “modo di Cristo”, che andava sempre a guarire i malati (Mt 8,16; 9,35), nutrire gli affamati (Mc8,3) e chiedeva ai Dodici e ai Suoi discepoli di fare lo stesso (Mt 10,1.8; Mt 25, 35.39). Questo concetto è sostenuto anche dalla Commissione per i Diritti Umani nella sua dichiarazione: “Ogni individuo ha diritto ad un tenore di vita sufficiente a garantire la salute e il benessere proprio e della sua famiglia, con particolare riguardo all’alimentazione, al vestiario, all’abitazione, e alle cure mediche e ai servizi sociali necessari; ed ha diritto alla sicurezza in caso di disoccupazione, malattia, invalidità, vedovanza, vecchiaia o in altro caso di perdita di mezzi di sussistenza per circostanze indipendenti dalla sua volontà” (Dichiarazione Universale dei Diritti Umani 1948, Articolo 25,1).

Conclusione
“India, Àlzati” è un appello a coloro che sono interessati allo “sviluppo” dell’India. Si tratta di una nazione che è stata costituita come tale il 15 agosto 1947, dopo secoli di governo frammentato o sotto dominazione. È ben nota la sua diversità dovuta alle lingue e alle religioni, che hanno ulteriori suddivisioni a tutti i livelli: sociale, economico e politico. Tali classificazioni in passato sono state giustificate da un’interpretazione religiosa. Ora la nuova visione della persona richiede un cambiamento e una crescita come unico popolo indiano. L’India come un nuovo stato, con il proprio autogoverno, è stata definita nella Costituzione dell’India. È il principio guida secondo il quale gli indiani devono procedere. Sebbene ci siano vari ostacoli da superare, ha la potenzialità per crescere, perché ama la verità basata sull’illuminazione e la conoscenza. La Chiesa ha giocato un ruolo importante nel campo dell’educazione e della sanità, e può fare ancora di più. Tutti coloro che vorrebbero che l’India cresca, possono riunirsi qui, insieme. La lunga esperienza dell’educazione di un bambino prova che a meno che egli impari a camminare da solo, ha bisogno di aiuto. Tuttavia, una volta che è in grado di camminare, gli educatori sono contenti di lasciarlo
correre da solo e vincere la gara. Aiutiamo l’India a crescere, per questo, qui vengono forniti alcuni spunti, presi dalle scelte stesse che il popolo indiano ha operato nella sua Costituzione, e da alcune prospettive di Cristo, che non è venuto per giudicare, ma per salvare il mondo (Gv 12,47). È il momento di prendere l’India per la mano, come ha fatto Gesù con la fanciulla che secondo Lui dormiva (Mt 9,24) e alla quale ha detto di alzarsi (Mc 5,41); possiamo dire: “India, Àlzati”.

Linus Kujur SJ
Pontificia Università Gregoriana

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