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MAGIS Pace È sempre più emergenza umanitaria
Sud Sudan,

È sempre più emergenza umanitaria

La crisi in Sud Sudan, innescata dalla guerra civile scoppiata nel 2013, sembra non finire. Anzi, se possibile, tende ad aggravarsi. «È più grave emergenza umanitaria dopo la seconda guerra mondiale», ha affermato Stephen O’Brien, il sottosegretario dell’Onu per gli affari umanitari. A denunciarlo è anche un rapporto di Amnesty International in cui sono stati elaborati alcuni dati relativi a una missione effettuata a giugno e luglio.

Nella sola regione di Equatoria, secondo i responsabili della Ong che lavora per la difesa dei diritti umani, sono ammassati quasi un milione di sfollati. Fuggono dai peggiori crimini contro l’umanità: violenze su donne e bambini, torture, stupri, schiavitù, stragi senza senso. A macchiarsi di queste atrocità sono sia le milizie dell’ex vicepresidente Riek Machar (di etnia nuer), sia l’Esercito di liberazione del popolo di Sudan, fedeli al presidente Salva Kiir (di etnia dinka).

«L’aumento delle ostilità nella regione di Equatoria ha significato brutalità ancora più diffuse contro i civili – spiega Donatella Rovera di Amnesty -. Uomini, donne e bambini sono stati uccisi, pugnalati a morte coni machete e bruciati vivi nelle loro abitazioni. Donne e bambine sono state rapite e sottoposte a stupri di gruppo».

Le persone sfollate sono centinaia di migliaia perché «abitazioni, scuole, ambulatori e sedi delle organizzazioni umanitarie… tutto è stato razziato, vandalizzato e raso al suolo. Il cibo è usato come arma di guerra» conclude Rovera.

Anche il cibo è un’arma, un’arma di ricatto perché sta diventando sempre più raro. Da mesi ormai il Paese vive una forte siccità che, insieme alla guerra, è alla base della carestia. Il 22 giugno le Nazioni Unite hanno lanciato un appello sul fatto che l’insicurezza alimentare ha raggiunto livelli senza precedenti.

Però, governo e opposizione hanno bloccato le forniture di cibo e le milizie si dedicano a saccheggiare i mercati e le case, limitando l’accesso di cibo ai civili, che non possono nemmeno più andare in cerca di alimenti nei campi, perché verrebbero fermati ai posti di blocco, dove non si può passare con le provviste. «È crudelmente tragico – ha osservato Joanne Mariner, consulente di Amnesty – che questa guerra ha trasformato il granaio del Sud Sudan, che un anno fa poteva sfamare milioni di persone, in un campo di morte che ha costretto quasi un milione di persone alla fuga in cerca di salvezza».

In questa tragedia, i gesuiti continuano a lavorare a fianco della popolazione. E il Magis è al loro fianco.  In particolare la nostra fondazione sostiene progetti educativi, psicosociali e pastorali con i gesuiti locali a favore degli sfollati.

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