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MAGIS Notizie Amazzonizzarsi: il mio viaggio tra i saperi, la terra e la comunità a Belém
Brasile,

Amazzonizzarsi: il mio viaggio tra i saperi, la terra e la comunità a Belém

Ventidue giorni in Brasile con il CAC, tra incontri con collettivi di donne, laboratori con i bambini, lotte quotidiane e la scoperta di un modo diverso di abitare il mondo.

Claudia Bellocchi, pittrice e scrittrice, racconta la sua esperienza di volontariato nell’Amazzonia brasiliana (Belém, Parà), presso il Centro Alternativo de Cultura (CAC) dei gesuiti, partner della Fondazione MAGIS per la giustizia socio-ambientale.

“Ventidue giorni possono sembrare pochi per attraversare un mondo complesso come quello dell’Amazzonia, eppure bastano per lasciarsi trasformare lo sguardo.

Quando sono partita per Belém, come volontaria del CAC (Centro Alternativo de Cultura), nell’ambito di un progetto promosso dalla Fondazione MAGIS, sono stata accolta con calore fraterno dalla comunità dei gesuiti. Cercavo uno spazio di condivisione e di servizio. Ho trovato molto di più: una lezione vivente di cosa significhi davvero la parola “comunità”.

Nei giorni trascorsi tra i quartieri urbani e le periferie di Belém, nelle isole di Combu e Colares, a Barcarena e nel quilombo di Abacatal, ho camminato accanto a educatori, psicologhe, sociologhe e volontari instancabili. Ma soprattutto ho incontrato loro: as crianças e as mulheres, custodi di una resistenza quotidiana che unisce la dignità della terra alla forza della giustizia sociale. Questa resistenza è vissuta con semplicità, speranza, fede e carità: parole che qui, da concetti astratti, diventano concrete e che ho potuto toccare con mano.

Attraverso i laboratori di disegno, le leggende locali, l’ascolto e la condivisione di un cibo che nutre anche l’anima — dall’açaí puro al pesce fritto — ho imparato a rallentare, ad accogliere l’imprevisto e a fluire con i ritmi di una natura che non è solo uno sfondo paesaggistico, ma un essere vivente con cui convivere in armonia.

Grazie a loro ho imparato ad applicare il pensiero di Paulo Freire: non siamo semplici esseri nel mondo, ma esseri con il mondo e con gli altri. Questa esperienza in Brasile mi ha lasciato un’eredità preziosa e una domanda aperta: come riportare tutto questo nella mia vita a Roma, nei ritmi della città e del lavoro quotidiano? La risposta non sta nel replicare le stesse forme, ma nel portare a Roma lo stesso passo lento della roda — quel fermarsi in cerchio, ascoltare tutti prima di agire insieme, che ho imparato senza accorgermene.

L’incontro è spogliarsi di tutto per essere nudi insieme all’altro; è riconoscere la dignità reciproca in questa nudità.

Significa restituire a ciascuna cultura il diritto di vivere, custodire e coltivare ogni storia, e metterla in dialogo con le altre per confrontarsi e arricchirsi. Uso le parole della suora domenicana Antonietta Potente, tratte da Vestire gli ignudi (EMI, 2016), per raccontare il mistero dell’incontro:

«Al di là di ogni gesto e di ogni dono, da dare o ricevere, che ci può dare sicurezza… La bellezza di chi si avvicina alla nudità degli altri è restare nudi in quella condizione primordiale che ci accomuna a tutte e a tutti.»

Non saprei dire quando tutto questo sia successo: so solo che è stato un crescendo di consapevolezza.

E se vuoi scoprire nel dettaglio ogni tappa di questo cammino — giorno per giorno, tra incontri indimenticabili, comunità resilienti e il battito profondo dell’Amazzonia — puoi leggere il reportage completo nel mio diario.

Non ho cercato, scrivendo, l’oggettività del cronista, ma la sincerità di chi sta apprendendo: la fatica di adattarmi, la timidezza che a tratti mi ha sorpresa, la commozione che non ho nascosto, il portoghese incerto, i bambini che mi hanno promossa tia, le donne che mi hanno aperto le loro case, insegnandomi un’accoglienza e una dignità che non avevo ancora conosciuto.

L’ultima pagina di questo diario porta un titolo che è insieme un invito e un bilancio: Amazzonizzatevi! Non un ricordo da archiviare, ma un modo di vedere da portare a casa, a Roma, nella vita di tutti i giorni.”

Scopri il progetto SaD Brasile (Sostegno a Distanza)

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