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Opera missionaria della Provincia Euro-Mediterranea dei gesuiti
MAGIS Educazione Il Foyer de l’Esperance compie 40 anni
Camerun,

Il Foyer de l’Esperance compie 40 anni

Tutto è iniziato 40 anni fa. Yves Lescanne, un fratello gesuita, viene nominato cappellano del carcere centrale di Yaoundé, in Camerun. Varcata la soglia del penitenziario si trova di fronte un girone dantesco. Celle in cui convivono ragazzi e adulti. Violenze inaudite. Sporcizia. Malattie. Fratel Yves non si scoraggia. Capisce che, seguendo l’esempio e l’esortazione di Sant’Ignazio di Loyola, fondatore della Compagnia di Gesù, non bisogna abbandonare quell’umanità derelitta. E, soprattutto, bisogna stare vicino ai più piccoli. Ragazzi di strada, vittime inermi di un sistema più grande di loro. Dà allora vita al Foyer de l’Esperance, un centro che si propone quattro obiettivi: togliere i ragazzi dalla strada, sostenere i giovani carcerati, offrire loro una formazione professionale, favorire i contatti con le famiglie di origine.

A quarant’anni di distanza, quella dei ragazzi di strada e dei minori in carcere è un’emergenza ancora viva. Statistiche ufficiali non esistono. Si stima, però, che i ragazzi di strada a Yaoundé, la capitale del Camerun, siano almeno duemila enfant de rues. Alcuni sono originari della città e dei dintorni, altri vengono da diverse province, soprattutto del Nord. Arrivano nella stazione ferroviaria o nelle stazioni degli autobus e qui incontrano altri ragazzi simili a loro che li introducono alla vita della strada. Se va bene, si dedicano ad attività informali: lavare i piatti di piccoli ristoranti, portare merci nei mercati, parcheggiatori abusivi, ecc. Se va male, entrano nel circuito vizioso della delinquenza e diventano spacciatori, ladruncoli, rapinatori. Molti ragazzi e molte ragazze si prostituiscono e, spesso, per sopportare questa vita degradata, si drogano o diventano alcolizzati. La polizia compie continue retate nelle quali i ragazzi sono arrestati e incarcerati insieme agli adulti. Vivono così un trauma che rimarrà indelebile nelle loro menti.

Non è semplice uscire questa vita fatta di emarginazione e violenza. Lo stigma rimane e anche le famiglie di origine rifiutano di accettarli. I ragazzi poi non hanno alcuna formazione né esperienza professionale che permetta loro di inserirsi nella vita lavorativa.

Per rispondere a questa emergenza, il Foyer ha potenziato le sue attività. Operatori mantengono una presenza attiva nelle strade in cui vivono i ragazzi e le ragazze e li invitano in appositi centri nei quali ascoltano i loro problemi e li aiutano nelle loro esigenze più immediate (vestiti, cibo, servizi igienici, ecc.). Nella casa Fratel Yves Lescanne vengono poi accolti i giovani dai 7 ai 17 anni in modo che possano essere reinseriti nella vita normale. Qui vengono accolti per periodi che possono variare da pochi giorni fino a quattro-cinque anni.

Il Foyer sostiene i ragazzi che vivono o hanno vissuto la terribile esperienza del carcere. Un’équipe di educatori opera nel carcere minorile di Youndé dove tiene corsi scolastici (dall’alfabetizzazione fino al diploma che vengono frequentati da almeno 130 ragazzi ogni giorno. Per chi viene scarcerato, nel Centro Arca di Noè, il Foyer offre poi corsi professionali per insegnare loro una mestiere che garantisca un futuro più sereno ai giovani.

Da anni, il Magis sostiene questo progetto che è coordinato dal gesuita Alfonso Ruiz. Vuoi offrire anche tu un contributo? Clicca qui.

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