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MAGIS Educazione Fratel Rusconi e «il Vangelo delle mani»
Ciad,

Fratel Rusconi e «il Vangelo delle mani»

Della sua tecnica ne ha fatto un’arte a servizio di chi ha meno. Ha aiutato e aiuta i malati, i disabili, le donne, i bambini. Date a fratel Pietro Rusconi una macchina saldatrice e lui si metterà all’opera con quello che lui chiama «il Vangelo delle mani».
Aveva 28 anni quando decide di entrare nella Compagnia di Gesù come «coadiutore temporale» (tra i religiosi non sacerdoti, solitamente chiamati fratelli gesuiti), me ne ha 42 quando dal Ciad gli giunge una richiesta di aiuto. È il 1980 e decide di partire per l’Africa, un continente che non conosce se non per quanto letto sui libri e per i racconti dei confratelli missionari. A spingerlo è la convinzione che non si può parlare di Dio alla gente se prima non si offre loro di che sfamarsi.

Da allora, ogni anno, si divide tra Italia e Ciad: a Sarh (nel Sud), a Mongo (nel Nord) e ora a N’Djamena la capitale. «Io non sono un predicatore – ha detto in una recente intervista -. Non mi sono mai messo a parlare di Dio con gli operatori che ho formato, quasi tutti di fede islamica. In ogni caso quando si sono presentate occasioni di confronto o dialogo religioso non mi sono sottratto. Mi interessa un rapporto alla pari, di amicizia, di solidarietà. Mi interessa evangelizzare con l’esempio, aiutando i poveri con rispetto e concretezza»

Negli anni è stato impegnato nell’aiutare chi non ce la faceva. Ha costruito «carrozzelle per il deserto», tricicli con pedali e catene sul manubrio utilizzate da persone colpite da atrofie muscolari spinali, lettini per centri medici e dispensari, presse per produrre mattoni, pompe a mano per estrarre acqua dai pozzi, le «cucine solari» (parabole con dimensioni e angolature adatte a sfruttare il calore del sole), fornelli in lamiera che riducono l’utilizzo di legna.

È particolarmente orgoglioso delle sue cucine solari. «Usando il sole, invece che il fuoco e la legna, per cucinare, bollire l’acqua – spiega -, si aiutano le donne africane che da sempre passano ore sotto il sole cocente a recuperare legna e sterpi a chilometri e chilometri dalle loro capanne, o stanno inginocchiate a custodire il fuoco alimentandolo con quanto hanno trovato in ambienti dove la vegetazione è già scarsa per preparare il consueto piatto quotidiano, la boule, una polenta di miglio poco saporito». Con il sole una pentola di 20 litri bolle in tre quarti d’ora, la donna si limita a spostare la parabola, non respira fumo, non ci sono rischi di ustioni per i bambini più piccoli… E non è tutto perché usata in un certo modo la “cucina” permette anche il funzionamento dei frigoriferi e dei contenitori per conservare stock di medicinali, qualcosa di veramente utile negli ospedali, nelle missioni».

In questi ultimi mesi fratel Rusconi è a N’Djamena e lavora all’ospedale del Buon Samaritano fondato dal suo confretallo padre Angelo Gherardi. Questa volta è impegnato a riparare gli arredi deteriorati della struttura. «Rimarrò con loro il tempo necessario per impiantare un’officina ed occuparmi dell’apprendistato, poi li lascerò lavorare da soli – osserva -. Tornerò a verificare? A fare altro? Di lavoro da fare ce n’è! Sì, è il dono del lavoro che mi fa il Signore, con me ancora così generoso da permettermi di pensare, a 78 anni, ad altri progetti. Quelli del Vangelo delle mani».

Fratel Rusconi non insegna il Vangelo solo con le mani. In tanti anni ha accompagnato giovani sposi, ha dato conforto religioso ai malati, ha sostenuto il personale sanitario.

«È in questa direzione che noi lavoriamo: tenere salda la coesione, migliorando le condizioni di vita, salute, dignità umana, tutela della loro terra- conclude -. Allora il Vangelo che annunciamo è credibile, perché la Parola non risuona nell’orecchio, ma scende dentro di loro, è vissuta, incarnata nella quotidianità e germoglia. Sì, mi sento un missionario».

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