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Convegno sulla lotta all’epatite B in Ciad

Si è svolto ieri (21 maggio 2024) a Mestre il Convegno sul progetto “Lotta all’epatite B, screening e cura della salute materno-infantile in Ciad” organizzato da Volontari Terzo Mondo Magis (VTM) e dalla Fondazione MAGIS. Il progetto finanziato dalla Regione Veneto (CS2023B) si inserisce in una iniziativa più vasta dell’Agenzia Italiana per la Cooperazione allo Sviluppo intitolata “Per un sistema sanitario resiliente nella terra di Toumai – SiSaTou AID 12590/09/8”.

Diversi i relatori: Prof. Giovanni SARPELLON (sociologo), Dott.ssa Sabrina ATTURO (cooperante Fondazione MAGIS), Dott. Sandro PANESE (Direttore malattie infettive Aulss 3), Prof. Ali MAHAMAT MOUSSA (focal point nazionale epatiti in Ciad).

Sono intervenuti: Dott. Fabio MINNITI (AICS Niamey), Dott. Agostino CANDITO (Regione del Veneto), Dott. Giuseppe SBALCHIERO (Presidente VTM Magis), Dott. Andrea SPERANDIO (Presidente Mestre mia).

Oggi nel mondo si stimano in oltre 350 milioni le persone che convivono con l’epatite virale. Ogni 30 secondi una persona muore a causa di patologie legate all’epatite. 9/10 persone ignorano di essere affette dalla malattia. In Africa, solo circa il 6% dei neonati riceve tempestivamente la dose di vaccino contro l’epatite B.

L’epatite impatta in modo significativo non solo sulla vita del malato ma sull’intera economia del paese in quanto causa invalidità (cirrosi epatica e cancro del fegato) e mortalità. Si tratta quindi di un problema di salute pubblica preso ampiamente in considerazione nell’Agenda 2030, in particolare nell’Obiettivo di sviluppo sostenibile 3 “Salute e benessere” che cita espressamente tra i suoi target la lotta all’epatite: “Entro il 2030, porre fine alle epidemie di AIDS, tubercolosi, malaria e malattie tropicali trascurate; combattere l’epatite, le malattie di origine idrica e le altre malattie trasmissibili”.

L’obiettivo del progetto attuato in Ciad è quello di ridurre la trasmissione verticale materno-infantile dell’epatite B nell’area urbana e periurbana di N’Djamena, attraverso lo screening e la cura.

La campagna è stata lanciata in partenariato con il Ministero della Salute in Ciad, con il Programma Nazionale di trasmissione madre-bambino e secondo le direttive dell’OMS adottate dalla politica sanitaria in Ciad.

Dal 1 dicembre al 18 maggio 2024 le donne incinte (al sesto mese) testate sono state 2.548, i bambini vaccinati 22, le donne incinte risultate positive all’epatite B (VHB) e sottoposte a trattamento antiretrovirale (ARV) 276.

Ma soprattutto sta crescendo nelle donne incinte, grazie alle campagne di screening e sensibilizzazione, la consapevolezza della necessità di sottoporsi a test diagnostici per prevenire la trasmissione della malattia al figlio. Le donne incinte risultate positive ricevono un accompagnamento non solo medico (ARV) ma anche psico-sociale fino al parto. Il neonato poi viene vaccinato. I vaccini, che per le madri di numerosi figli sarebbero troppo costosi, sono forniti gratuitamente dal Ministero della Salute.

Sono cinque i Centri di Salute collegati con il complesso ospedaliero CHU-BS nei quali vengono effettuati i test diagnostici rapidi (cui seguiranno, se necessario, gli esami del sangue e la carica virale), le vaccinazioni e l’accompagnamento delle donne incinte risultate positive. Un ruolo fondamentale è svolto dalle ostetriche e dagli agenti socio-sanitari e sociali non solo dal punto di vista sanitario ma anche dal punto di vista dell’informazione e del sostegno psico-sociale.

Al termine del progetto, i dati raccolti durante le campagne di screening e l’accompagnamento sanitario di madre e bambino saranno inviati al Ministero della Salute ciadiano per orientare ulteriori studi e programmi nazionali a favore della popolazione.

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