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Sri Lanka,

Il Sinodo Amazzonico è un forte stimolo per il paese

L’Assemblea straordinaria del Sinodo dei vescovi per la Regione Panamazzonica, il cui tema è «Nuovi cammini per la Chiesa e per un’ecologia integrale», per i gesuiti dello Sri Lanka rappresenta un quadro a cui ispirarsi per dare risposte concrete nel contesto in cui attualmente operano.

Analogia tra lo Sri Lanka e la regione amazzonica

La regione amazzonica e lo Sri Lanka non sono paragonabili sotto molti punti di vista. Tuttavia, appaiono simili sotto due aspetti fondamentali. Come l’Amazzonia, anche lo Sri Lanka, con le sue ricche risorse naturali, è oggi considerato il luogo più adatto per promuovere una varietà di attività imprenditoriali. La sua vasta area costiera è un’attrazione per le compagnie di pesca internazionali. Le sue foreste producono legname esportato in tutto il mondo. È famoso in tutto il mondo per le sue vaste piantagioni di tè fin dal periodo coloniale. L’apertura delle porte a grandi aziende nazionali ed estere per l’avvio di nuove attività commerciali si tradurrà nell’accaparramento di una vasta area di terreni agricoli e forestali e corsi d’acqua. Questi sviluppi porteranno alla distruzione dell’ambiente naturale in vari modi, come è già successo nella regione amazzonica. Il violento conflitto tra lo Stato e i ribelli Tamil dal 1983-2009 è stato un momento decisivo nella storia dello Sri Lanka. Oltre ad aver provocato la morte di più di 100.000 persone, le risorse naturali del paese sono state distrutte in vario modo. I pozzi d’acqua sono stati inquinati, i raccolti bruciati, le foreste tagliate, i terreni avvelenati e gli animali uccisi per ottenere un qualche vantaggio militare. Secondo la Coconut Conservation Society, almeno 50.000 alberi di cocco sono stati danneggiati dalla guerra, mentre più di 2,5 milioni di alberi di palma sono stati abbattuti per ricavare protezioni dai bombardamenti e la legna da ardere. Dalla fine della guerra civile nel 2009, il governo si è impegnato nella ricostruzione massiccia dell’area colpita dalla guerra.

Nell’ampio dibattito sulla ricostruzione, si è imposto nell’opinione pubblica il modello neoliberale che privilegia l’uso massiccio della tecnologia, la promozione del commercio e la produzione di eccedenze come via di sviluppo per una nazione, ma non presta la minima attenzione a qualsiasi intervento che aiuti a ripristinare le risorse naturali perdute. Un’indifferenza che si traduce in ulteriori danni alle risorse naturali, poiché la terra viene sottratta ai tradizionali proprietari, sfollati durante la guerra…

La parte meridionale dello Sri Lanka, rimasta fuori dalle ripercussioni della guerra, affronta poi un’altra serie di questioni ecologiche. Le frequenti inondazioni provocano frane con tutte le conseguenze che ne derivano. I raccolti vengono spazzati via e il ricco terreno di alta quota si riversa nei fiumi e poi in mare. Questi eventi meteorologici estremi hanno ripercussioni enormi sulla ricca biodiversità del Paese. Lo Sri Lanka è stato uno dei pochi hotspot di biodiversità nel mondo, proprio come l’Amazzonia. Ha dovuto affrontare un grave problema di contrapposizione uomo-animale. Elefanti e scimmie invadono e distruggono le coltivazioni dei contadini poveri. In questo contesto si verificano molte morti da entrambe le parti.

Essendo un paese insulare, lo Sri Lanka ha una lunga fascia costiera. Ha estese foreste di mangrovie che costituiscono un ambiente adatto all’allevamento ittico e prevengono anche l’erosione dei terreni costieri. Ma queste vengono asportate per far spazio all’allevamento artificiale di gamberetti. La pesca è un settore di grande importanza e la sopravvivenza della maggior parte di coloro che dipendono da questa occupazione è gravemente minacciata dai pochi che utilizzano nuovi metodi per aumentare la quantità di pescato, come l’uso di dinamite sott’acqua che provoca la distruzione dell’intero ecosistema marino.

Il turismo è un’industria importante. Solo nel 2018 sono arrivati nello Sri Lanka 2,3 milioni di turisti. Le infrastrutture per gestire il grande afflusso turistico sono del tutto inadeguate. Si immagini, ad esempio, la gran quantità di rifiuti, in particolare i sacchetti di plastica che vengono gettati via. Una gran parte dei rifiuti finisce in mare, provocando la distruzione di molte specie marine.

La deforestazione è un’altra grande sfida per il paese: un tempo ricoperto per il 70% dalla vegetazione è ora ridotto ad appena il 20%. La conseguenza è l’aumento dell’inquinamento atmosferico.

Come i poveri dell’Amazzonia, la stragrande maggioranza della popolazione dello Sri Lanka soffre enormemente per ogni evento meteorologico estremo, come cicloni, inondazioni, frane, ecc. Sebbene si creda spesso che le catastrofi naturali non facciano discriminazioni tra ricchi e poveri, in termini reali i poveri perdono di più e soffrono più dei ricchi quando le inondazioni colpiscono le loro povere abitazioni. Viceversa, i benefici che le persone traggono dall’accesso alla terra, all’acqua, alla foresta, ai minerali ecc. in termini di beni di consumo e servizi, vanno a maggior vantaggio dei ricchi, molto meno dei poveri. Evidenziare questa ingiustizia è parte integrante della missione gesuita che si è cercato di realizzare attraverso il Centro per l’Ecologia e la Giustizia.

Il concetto di “ecologia integrale” è un importante contributo della Laudato si’. Papa Francesco invita tutti a non guardare alla crisi ambientale in modo isolato da quanto accade nelle politiche e nei programmi economici del proprio paese, nel modo in cui i leader governano e nel modo in cui le comunità interagiscono. Guardando alla situazione in Sri Lanka, si può dire che manca la sensibilità nei confronti della povertà. C’è molta ansia di attirare investimenti stranieri che faranno un uso sconsiderato delle risorse naturali. I leader lottano per il potere e la loro competizione è innescata da interessi economici e militari di nazioni più grandi che circondano lo Sri Lanka. Per prevalere, i leader sfruttano le differenze etniche e religiose del paese e si contrappongono l’uno all’altro. La recente esplosione delle bombe della domenica di Pasqua è vista da molti in quest’ottica. Qualunque sia la verità in questo tragico evento, alcuni leader religiosi e politici sono impegnati ad amplificare le differenze tra le comunità religiose per assicurarsi il potere politico. Nei periodici disordini, la sofferenza dei poveri è enorme.

Nuove vie per la Chiesa e la Compagnia di Gesù

È nel complesso scenario dello Sri Lanka, che la Chiesa e la Compagnia di Gesù devono scoprire nuovi percorsi di evangelizzazione e promuovere l’ecologia integrale come modo per rispondere alle minacce che incombono sui poveri e sulla natura. Dal punto di vista umano, ci si può chiedere come una piccola comunità possa superare i gravissimi problemi di queste vittime silenziose. Tra gli oltre 20 milioni di abitanti dello Sri Lanka, i cristiani costituiscono una minuscola minoranza, appena il 7,4 % nel censimento del 2011. Da un lato, abbiamo la parola di nostro Signore che ci dice “tu sei la luce posta su un lucerniere”; “tu sei il sale” e il “lievito”. Se la Chiesa e la Compagnia di Gesù confidano nella parola di nostro Signore e ne traggono forza, si può trovare un modo per rispondere alla crisi a tutto tondo che lo Sri Lanka sta affrontando oggi.

La morte di centinaia di cristiani nell’esplosione delle bombe la domenica di Pasqua mentre veneravano il Signore in chiesa, è stata una prova per la nostra fede. Il popolo in generale e i leader della Chiesa hanno scelto di vivere la loro fede nel momento di maggior tentazione per le ritorsioni. Non ci sono state violente ritorsioni. C’erano sofferenza e dolore, ma nessun grido di vendetta. È stata una grande testimonianza in una società come quella dello Sri Lanka incline alla violenza. Non deve essere vista come una risposta della minoranza debole. È stata espressione della speranza che “il sangue degli innocenti non vada sprecato” come è accaduto con il sangue di Gesù Cristo. Ci sono stati molti commenti positivi sul gesto di perdono dei cristiani nei media laici. Moltissimi musulmani hanno espresso apertamente il loro dolore e la loro solidarietà, condannando quei pochi tra loro che hanno commesso questa atrocità. I cristiani hanno dimostrato quanto il perdono sia importante per una convivenza sociale sostenibile. La Chiesa e la Compagnia di Gesù devono continuare con tale fede, speranza e impegno.

Il Centro Loyola per l’Ecologia e la Giustizia

Dando seguito alle preoccupazioni relative alle attuali sfide ecologiche globali espresse dalla Congregazione GeneralE 35 e dalla Laudato si’, nel 2017 la Provincia dei gesuiti dello Sri Lanka ha deciso di istituire una Eco-Commissione che ha proposto la creazione del Centro per l’Ecologia e la Giustizia con la seguente motivazione: «Il centro… vuole essere uno strumento di Pace, Riconciliazione, Giustizia e Carità per tutto il creato. Il potere e l’arroganza che l’uomo esercita nei confronti della natura, come dice Papa Francesco, lascerà il posto all’umiltà e alla semplicità, favorendo uno stile di vita che rispetta e onora la natura come creazione di Dio. Così, il Centro promuoverà “l’ecologia reverenziale”

Il Centro ha iniziato la sua attività il 2 febbraio di quest’anno ed è pronto a partire con una visione ispirata, una missione impegnativa, una serie ambiziosa di programmi e il sostegno energico della Fondazione Magis. Nonostante le disponibilità di personale e di risorse finanziarie siano limitate, il Centro si impegna confidando nella grazia di nostro Signore. Egli ha fatto sì che iniziassimo questo lavoro urgente e ci aiuterà a completarlo nei modi a lui graditi. Cerchiamo e speriamo di ottenere la benedizione di Dio su tutti i piani d’azione che abbiamo appena avviato, affinché lo spirito di questi progetti si diffonda come ha fatto nelle prime comunità cristiane.

La nostra sarà una comunità in divenire che metterà tutto in comune affinché nascano una Nuova Terra e un Nuovo Cielo dove la natura, la meravigliosa opera di Dio possa rinnovarsi con la nostra collaborazione e il nostro lavoro svolto con dedizione disinteressata, costantemente rafforzata dalla potenza dello Spirito Santo. Il popolo dello Sri Lanka e i cattolici in particolare saranno solidali con il popolo amazzonico e uniti in preghiera con il nostro Santo Padre e con tutti i Vescovi che si riuniranno a Roma ad ottobre, affinché lo Spirito Santo sostenga l’intera la comunità globale nel compito urgente di tutelare il nostro pianeta – la nostra casa comune!

 

P. Lazar Savari SJ
Direttore del Centro Loyola
per L’Ecologia e la Giustizia

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L’articolo è pubblicato sul numero 93 della rivista GMI scaricabile in formato pdf.

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