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MAGIS Diritti fondamentali La salvezza passa anche per l’ambiente
Madagascar,

La salvezza passa anche per l’ambiente

Ottobre 2019 è un grande momento d’incontro per la Chiesa. Incontro sinodale sull’ecologia con il Sinodo sull’Amazzonia. Ma anche un incontro ecologico, un nuovo cammino per la Chiesa, un cammino per un’ecologia integrale e un cammino di evangelizzazione. Come si legge nel documento preparatorio del Sinodo: «Le riflessioni del Sinodo Speciale superano l’ambito strettamente ecclesiale amazzonico, protendendosi verso la Chiesa universale e anche verso il futuro di tutto il pianeta. Partiamo da un territorio specifico, per gettare a partire da esso un ponte verso altri biomi essenziali del mondo».

È in questa prospettiva che il Madagascar si è preparato al Sinodo: camminare insieme alla Chiesa universale attraverso il nuovo cammino di evangelizzazione. La Chiesa in questa grande isola nell’Oceano Indiano vede la sfida ecologica come una chiamata a una missione ecologica integrale che è parte della missione di salvezza che Dio vuole per il mondo. Questo Sinodo ci apre dunque gli occhi consentendoci di vedere quanto sia vantaggioso per il popolo malgascio preservare la propria natura.

«Agire adesso che non è ancora troppo tardi, e questa è l’ultima possibilità per la biodiversità del Madagascar». È questa la conclusione di molti ricercatori e scienziati di tutto il mondo che si sono incontrati in Madagascar nell’aprile 2019. Secondo questo gruppo: «Le aree protette del Madagascar, tra le più importanti al mondo per la biodiversità, negli ultimi anni hanno sofferto enormemente a causa dell’estrazione, del disboscamento e della cattura illegale di specie protette per il commercio di animali da compagnia». Sottolineano che «l’insicurezza che accompagna questo sfruttamento illegale è dannosa per l’uomo e per la natura». Stiamo quindi toccando il problema del Madagascar, la distruzione è il risultato del comportamento irresponsabile e dannoso dell’umanità. «La distruzione della biodiversità malgascia va a beneficio di poche persone, che traggono profitto dal traffico di palissandro, dall’estrazione illegale in aree protette o dal traffico di specie come le nostre tartarughe in grave pericolo. Tuttavia, i costi sono alti e ricadono su tutti i malgasci», ha detto Herizo Andrianandrasana, primo malgascio ad aver conseguito il dottorato di ricerca presso l’Università di Oxford nei suoi 800 anni di storia, nonché esperto ambientalista malgascio a questo incontro universitario.

La professoressa Julia Jones, della Bangor University, che lavora in Madagascar da quasi 20 anni e che ha guidato i lavori del gruppo, ha lanciato un allarme: «Il Madagascar è uno dei paesi più poveri del mondo. Più del 40% dei bambini al di sotto dei cinque anni soffre di un ritardo nella crescita a causa della malnutrizione e il paese ha più persone che vivono in condizioni di estrema povertà che in qualsiasi altra parte del pianeta. La sua salvaguardia deve pertanto contribuire agli sforzi nazionali volti a promuovere lo sviluppo economico, non pregiudicarli. Non dovrebbe peggiorare la situazione dei poveri delle campagne, che sono spesso esclusi dal processo decisionale.» In questo modo, salvaguardare la natura, proteggere l’ambiente, prendersi cura della terra che nutre, salvaguarda, protegge e cura gli esseri umani, i malgasci.

«L’ultima possibilità per la biodiversità del Madagascar» significa dunque che dobbiamo agire e agire rapidamente. La salvezza passa per la salvaguardia dell’ecologia. Questo Sinodo è dunque giunto al momento giusto per il Madagascar e per la Chiesa. Il Madagascar potrebbe essere definito “l’Amazzonia dell’Africa e dell’Oceano Indiano”. Ci prendiamo questo tempo di riflessione per determinare al nostro livello il cammino di evangelizzazione per un’ecologia integrale.

Ma quali sono le ricchezze del Madagascar?
Durante il “Summit Planet One” che ha affrontato il tema “Rendere l’ecosistema africano resiliente”, è stato detto al mondo intero che «il Madagascar ospita l’85% delle specie endemiche del mondo e il 5% della biodiversità mondiale lungo i suoi 5900 km di costa; è il “numero uno della topten” della mega-biodiversità. Ma questo ecosistema è in pericolo. Il Madagascar ha perso metà delle sue foreste negli ultimi 60 anni. E ogni anno, quasi 150.000 ettari vanno in fumo. Si pone allora la domanda: cosa fare? Certo, le azioni da intraprendere sono già state identificate, ma le sfide rimangono enormi e coinvolgono tutti. Si tratta di soluzioni tecniche come «investire nelle aree protette, rafforzare i diritti delle popolazioni locali nei confronti delle risorse naturali, garantire lo sviluppo di nuove infrastrutture per limitare gli effetti sulla biodiversità, combattere la criminalità ambientale e investire in importanti sforzi di risanamento per affrontare la crescente crisi della legna da ardere del paese». Il nuovo presidente ha fatto una dichiarazione forte al summit, che il Madagascar può essere trasformato da “isola rossa a isola verde attraverso un piano nazionale di rimboschimento di 40-80.000 ha/anno”. Si tratta quindi di ridare al paese il volto di un tempo, che ha perduto. Questo non è un compito facile e la sfida è enorme. La preparazione del Sinodo ci apre gli occhi e il cuore sulla portata del nostro impegno comune. Il volto amazzonico è anche il volto della Chiesa in Madagascar. Abbiamo davvero gli stessi problemi, le stesse sfide e le stesse speranze. È veramente un invito a uno stretto rapporto con questa «cultura dell’incontro» nella vita quotidiana, in una «multiforme armonia» (EG 220) e una «felice sobrietà» (LS 224-225), come contributo alla costruzione del Regno e alla costruzione della «casa comune».

Il Madagascar non è semplicemente un santuario, grida la sua sofferenza di fame, aridità, siccità, impoverimento, violenza, sperpero… la terra porta in sé la cicatrice delle ferite causate dalle azioni umane. Evangelizzare oggi, dunque, è guarire, guarire questa madre terra, annunciare una salvezza integrale che testimonia un amore incarnato nel mondo di oggi.

P. Fulgence Ratsimbazafy SJ
Provinciale del Madagascar

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L’articolo è pubblicato sul numero 93 della rivista GMI scaricabile in formato pdf.

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