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Opera missionaria della Provincia Euro-Mediterranea dei gesuiti
MAGIS Pace Lettera di Natale da Mar Musa
Siria,

Lettera di Natale da Mar Musa

La Chiesa di Deir Mar Musa

La comunità monastica di Deir Mar Musa, oggi presente in Siria, Kurdistan e a Cori (Lt), ha diffuso la consueta Lettera agli amici 2019.

Introduzione di Suor Houda Fadoul
Da dove iniziare? Di cosa parlare? Ci sono molte idee in me e sono tutte importanti. Ma la cosa più importante in questo momento è la riconciliazione, il perdono. È l’unica via per costruire la pace in questo difficile tempo in cui viviamo insieme e che dobbiamo cercare di oltrepassare, perché Dio ci ha creati per la vita, non certo per la morte. Vivere in pace, senza guerre e conflitti e lontano dall’odio senza fine che ne deriva.
L’importanza di questo argomento viene da ciò che viviamo quotidianamente nel mondo di oggi, nella nostra vita monastica e familiare, nel nostro paese ferito e persino nella maggior parte dei paesi del mondo. Milioni di sfollati e rifugiati sono dispersi in tutto il mondo, a volte nei propri paesi. Milioni di persone subiscono l’ingiustizia in tutte le sue forme. Grandi masse di giovani nella primavera della vita sono senza lavoro, bambini senza scuola, anziani e bambini affamati e bisognosi di medicine e cure, mentre i loro cari, parenti e familiari, soffrono l’impotenza e la nullità, poiché non sono in grado di aiutarli. Genitori si suicidano e si danno fuoco perché non posso iscrivere i loro figli a scuola o neppure comprare loro una pizza.. D’altro canto, pochi “fortunati” godono di surplus di ricchezza senza misura. All’inizio del terzo millennio possiamo piangere la morte della giustizia sociale ed economica. Nel momento in cui la civiltà dovrebbe avanzare e fiorire e le società maturare a servizio dell’umanità e lavorare in favore della fratellanza universale, vediamo che il male avvelena l’intero corpo umano e l’egoismo aumenta e approfondisce la spaccatura tra le persone. Le relazioni sono tese e cuori pieni di amarezza ovunque e le reazioni non sono equilibrate. Una enorme quantità di violenza regna nei nostri cuori e intorno a noi. Perfino la natura che non abbiamo custodito e rispettato si ribella in modo inusuale e insolito.
Che cosa è cambiato? Siamo consapevoli di ciò che sta accadendo intorno a noi? Scoppiamo per motivi semplici e banali. Tendiamo facilmente ad accusare gli altri e sono sempre loro “la causa” della nostra violenza. Abbiamo mai pensato di entrare nella profondità di noi stessi per rivedere ciò che è dentro di noi, per vedere cosa rimane di ciò che Dio ha messo in noi a sua immagine e cosa abbiamo fatto per diventare a sua somiglianza?
Sappiamo che siamo polvere! (Sal 103:14). Tuttavia, ciò non ci giustifica, perché la prima autentica argilla dalla quale siamo stati plasmati era pura, immacolata e piena dell’amore di Dio per noi e della sua retta intenzione.
Dov’è il problema allora? Tendiamo al peccato dalla nostra nascita (Genesi 4/4). Ci affrettiamo a condannare gli altri e caricarli della colpa della nostra deviazione dalla via dell’amore (Genesi 3/12) a cui siamo stati chiamati dal primo momento della nostra seconda nascita. Sbagliamo quando crediamo soltanto in noi stessi e ci affidiamo soltanto ai nostri talenti dimenticando che è da Dio che provengono.
Che dire di noi che siamo consacrati e viviamo di preghiera e facciamo esercizi spirituali per correggere ciò che è storto in noi? Abbiamo una grande responsabilità verso gli altri e dobbiamo essere più disposti a perdonare e aperti alla riconciliazione. Non è forse vero? Soprattutto perché abbiamo la missione di dare il buon esempio agli altri attraverso le nostre vite e i nostri comportamenti?
Perdonare senza dimenticare! Questo è perdono? Parlo e scherzo con te, ma dentro al cuore viene eretto un muro di inimicizia tra noi. Io metto l’ostacolo di fronte a te e tu lo metti di fronte a me. Questa barriera fu rimossa e distrutta da Gesù con la sua croce, la guarigione e la cura di ogni inimicizia (Efesini 2:14). Perché la croce con la sua dimensione verticale apre la possibilità del rapporto con Dio e, allo stesso tempo, con quella orizzontale ripristina il rapporto con l’altro, il che dà eco e conferma la dimensione verticale nella nostra vita.
La croce per noi è sopportare il dolore degli altri, ma anche il dolore di supportare gli altri con la loro debolezza, i loro limiti e i loro errori. Ecco la domanda: quante volte lo abbiamo fatto a un fratello che la pensa diversamente da noi e che consideriamo pesante o forse chiuso e pessimista?
Nel Vangelo di Marco (11: 25-26), il perdono è una condizione sine qua non della preghiera, affinché ci perdoni il Padre nostro che è nei cieli. Possiamo pregare per lunghe ore, ma abbiamo davvero rispettato questa condizione? Giunge alle nostre orecchie con forza e chiarezza l’eco della preghiera di Gesù che ci ha insegnato (Mt 6: 12). Ci viene richiesto a motivo del nostro battesimo di perdonare prima della preghiera.
Tutto ciò di cui abbiamo parlato ci aiuta a non essere pessimisti, perché abbiamo un intercessore presso il Padre (1 Giovanni 2: 1). Allo stesso modo, il Salmista (Sal 145/8) dice anche che il Signore sostiene tutti i caduti e solleva tutti i miseri. Non dimentichiamo anche i nostri cari che ci hanno preceduto e che sono intercessori per noi nei cieli e pregano per noi. Così pure ricordiamo le lacrime delle madri e il grido degli innocenti, che respingono l’ira di Dio.
Naturalmente, questo non ci assolve dall’assumere la nostra responsabilità personale davanti a Dio e alle persone. Siamo veramente chiamati ad essere più aperti e accoglienti verso la debolezza dell’altro. C’è un appello a offrire alle persone diverse “crediti di fiducia” e costruire ponti di amicizia e concedere momenti di intensa pazienza. Questo ha un alto prezzo e richiede molti sforzi da parte nostra, probabilmente a spese del nostro conforto, della nostra dignità o della nostra posizione sociale. Chiediamoci, allora, se siamo veramente disposti ad affrontare i costi della profonda amicizia, della vera fratellanza e dell’amore visionario. Riflettiamo con sincerità se desideriamo presentarci come discepoli di San Paolo non conformandoci alla mentalità di questo secolo per poter discernere la volontà di Dio (Romani cap. 12). Penso che questo sia per noi l’unico modo di seguire l’esempio di Colui che si è offerto per noi una volta per tutte, nonostante la nostra debolezza e la durezza dei nostri cuori, senza tirarsi indietro a causa dei nostri limiti. Questo perché la Sua essenza è amore puro e sacrificato che non gradisce né accetta i compromessi e non esita di fronte alla completa offerta di sé. Cioè, l’offerta di Dio nel suo amato Figlio, Gesù Cristo, per il bene di tutti noi e per un mondo migliore pieno di pace e di amore.
Oggi, più che mai, il nostro mondo ha bisogno di esempi sinceri, di testimonianze vive, sebbene semplici, di persone che credono nella riconciliazione e nell’uguaglianza, nella solidarietà e nella fratellanza, come l’unico modo per raggiungere la pace e lavorare per un futuro prospero per le generazioni che verranno domani. Vengono a chiederci cosa abbiamo fatto per loro. Non dopo decenni o secoli, ma domani, stanno proprio arrivando.

Suor Houda, Superiora della Comunità

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