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Ciad,

Padre Martellozzo, riflessioni dal campo

In Italia si fa sempre più riferimento allo slogan “Aiutiamoli a casa loro”, uno slogan che non mi appartiene perché parte dal presupposto che la migrazione è un fattore negativo come la peste: Aiutiamoli a casa loro… per tenerli lontani! Questo “per tenerli lontani” non mi appartiene.

D’altro canto credo che siamo tutti responsabili delle migrazioni. Siamo responsabili del marasma provocato dall’immigrazione incontrollata con politici italiani che si avvicendano negli anni lanciandosi accuse a vicenda senza una politica globale di lunga visione. Siamo responsabili della povertà e della situazione di insicurezza che le persone vivono nei Paesi più poveri e così migrano alla ricerca di condizioni di vita migliori. Come spiegare che il continente più ricco in materie prime sia talmente miserabile che gli abitanti rischiano la vita in mare? Tutti lo sappiamo: sfruttamento di imprese barbare che sostengono i dittatori, lotta di influenza tra gli stati ricchi che pure appoggiano i dittatori, vendita di mari, droga e contrabbando.

Nel corso dei miei 52 anni passati in Ciad ho conosciuto la guerra civile, il passaggio di forze ribelli provenienti dal Sudan e dirette nella capitale che, nei nostri villaggi già poveri, hanno fatto razzia di tutto. Ho conosciuto le carestie con la fuga di intere popolazioni e successivi interventi emergenziali che non hanno favorito lo sviluppo locale. Posso sintetizzare la mia esperienza in questo motto: cuore d’oro e organizzazione rigorosa. Un cuore d’oro è il punto di partenza che anima il tutto ma senza un’organizzazione rigorosa il cuore d’oro si dissolve nella complessità dei problemi come dimostra il fallimento economico delle prime comunità cristiane e il loro salvataggio operato da San Paolo.

Negli Atti degli Apostoli  2,44-45, i membri della prima comunità cristiana mettevano tutto in comune e chi possedeva case e terreni li vendeva per versare il ricavato agli apostoli. Bellissimo! Ma ecco arrivare una carestia e patatrac! I fedeli piombarono nella povertà assoluta avendo consumato e distribuito ai poveri tutti i loro beni. San Paolo invece, dopo la sua conversione, continuò a fare il suo mestiere e a guadagnarsi la vita senza dipendere da nessuno. Quando fu cosciente della grande sofferenza che vivevano i cristiani di Gerusalemme organizzò, con autorità e disciplina, una colletta in tutte le nuove comunità da lui fondate come si legge in 1 Corinzi, 1-4:  “In quanto alla colletta in favore dei santi, seguite anche voi le direttive che ho dato ai Galati. Che il primo giorno della settimana ognuno di voi metta da parte quanto ha potuto racimolare in modo che non si aspetti la mia venuta per riunire i doni. E una volta che sarò tra voi, sceglierete voi stessi gli emissari muniti di lettere per portare a Gerusalemme il frutto della vostra generosità!” Un avvenimento fondamentale nella storia umana universale! Qualcosa di impensabile e mai visto. Immaginate i Greci, che disprezzavano gli Ebrei considerati incolti e fanatici, tirare fuori dalle tasche delle monete sonanti per impedire a questi ultimi di morir di fame! È da anni che medito questi avvenimenti per farne un perno di vita: generosità ingenua a Gerusalemme, generosità organizzata con San Paolo, la sola che permette di risolvere i gravi problemi della carestia e della povertà assoluta.

Di tutto ciò ne feci io stesso la triste esperienza durante la carestia del 1980 nel villaggio di Doh dove avevo deposto una certa quantità di sacchi di miglio per gli abitanti del villaggio. Siccome non c’era nessun servizio di sorveglianza locale, ecco d’improvviso arrivare una massa urlante e armata che mise in fuga gli abitanti e caricò il miglio sui cavalli sparendo nella savana. Da quel momento il servizio d’ordine è diventato la prima struttura da mettere in moto nei granai, con il compito di punire chi non rispetta le regole; un servizio assolutamente necessario per permettere agli aiuti di arrivare a chi ne ha più bisogno. La responsabilità e il rigore sono fondamentali in ogni intervento umanitario!

Nel 1994 arrivai a Mongo e mi trovai di fronte a una profonda crisi alimentare. Chi non aveva più nulla da mangiare avrebbe dovuto organizzarsi in Gruppo di credito con responsabili eletti dall’assemblea. Una volta ricevuto l’aiuto s’impegnava al rimborso dello stesso al momento dei nuovi raccolti! Furono mesi difficili per la gestione, alcuni volevano approfittare sfuggendo al rimborso (fu istituito un regolamento ferreo), gli usurai si opposero con forza coinvolgendo anche le comunità musulmane, ma il cambiamento della mentalità risultò vincente! Oggi la realtà della Federazione delle banche dei cereali coinvolge decine di migliaia di capi famiglia su un territorio vasto come tutta l’Italia del Nord più Emilia-Romagna compresa.

Come tutti sanno, il terreno del Sahel è fragile, non solo per la scarsità delle piogge ma anche per il vento che asporta la terra arabile e il disboscamento che favorisce l’erosione. Nonostante la libertà ritrovata di coltivare il proprio campo, un contadino qui riesce a stento a raccogliere il necessario per nutrire la sua famiglia, mandare a scuola i figli, vestirli e curarli. Per questo, in questi ultimi anni, abbiamo organizzato in forma massiccia corsi di agricoltura di base per:

  • migliorare le terre attraverso tecniche semplici e naturali, rispettose dell’ambiente come l’utilizzo del letame e del compost,
  • utilizzare in modo intelligente gli attrezzi a trazione animale fornendoli anche a prezzi abbordabili,
  • associare la cultura d’alberi a foglie caduche che fertilizzano il suolo e alberi a foglie commestibili che ormai coltiviamo nel nostro orto botanico/vivaio,
  • arricchire il raccolto dei campi con i prodotti alimentari degli orti comunitari curati dalle donne. Ormai più di 150 banche posseggono il loro orto.

L’anno scorso abbiamo formato 1200 contadini, quest’anno ne stiamo formando il doppio. Queste attività di formazione stanno già dando frutti interessantissimi, molti hanno raddoppiato la superficie coltivata con netto miglioramento della sufficienza alimentare familiare.

Tutte questi progetti esaltano le azioni di sviluppo piuttosto che gli interventi puramente caritativi e assistenziali come la distribuzione gratuita di viveri e perfino di soldi. Secondo la nostra analisi, che per una volta coincide con quella dei politici locali, le grandi Organizzazioni/Istituzioni umanitarie con i loro massicci aiuti economici fanno sprofondare le popolazioni nell’assistenzialismo più deleterio. Un mio amico, di passaggio in un villaggio dove era stata effettuata la distribuzione di viveri e di soldi alle famiglie povere, udì un contadino fare la seguente riflessione: “Quest’anno io sono beato! Non ho avuto mai bisogno di prendere la zappa in mano per andare nel mio campo perché gli aiuti ricevuti mi sono stati largamente sufficienti!”

Quando mi guardo indietro e considero le difficoltà incontrate mi sembra di sognare. Infatti qualsiasi analisi tecnica sarebbe giunta alla conclusione dell’impossibilità di tale impresa e mi meraviglio ancora oggi che non mi crolli sulla testa. Ma mi guardo bene dal cantare vittoria e, quando mi chiedono se posso definire in due righe il segreto della riuscita, non trovo risposta soddisfacente e mi limito a dire: “Sono le circostanze!” I contadini tuttavia dicono che la  riuscita dei progetti consiste in due punti:

  • Un regolamento severo che obbliga tutti a rimborsare nell’ottica della responsabilizzazione,
  • Una serie infinita di incontri, chiarimenti, decisioni prese con l’accordo di tutti, in assemblea generale.

Mongo, Febbraio 2019

Padre Franco Martellozzo SI

Missionario italiano in Ciad

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