La pandemia ha avuto effetti devastanti a livello sanitario e socio-economico, abbattendosi in modo drastico sui rifugiati che vivono una perenne situazione di vulnerabilità e fragilità. Le donne e le ragazze rifugiate hanno subito tutto il peso della situazione, escluse due volte in quanto rifugiate ed in quanto donne. Il confinamento forzato spesso le ha costrette allo stretto contatto  con chi abusa di loro, in contesti violenti e con scarsa igiene, limitando l’accesso a servizi sanitari, inclusi quelli per la salute sessuale e riproduttiva. Per le ridotte possibilità economiche sono facili vittime di sfruttamento, abuso sessuale e altre forme di violenza di genere, tra cui la tratta.

Data la situazione delicata, questo progetto mira, in un’ottica di genere, a creare delle attività generatrici di reddito per le donne e ragazze rifugiate, che porteranno non solo benefici economici, ma anche psicosociali.

Il progetto prevede di fornire una formazione su misura per donne rifugiate, garantendo loro l’aggiornamento e la distribuzione di materiale didattico con lo scopo di potenziare le capacità di sussistenza attraverso l’avvio di piccole attività. Sarà avviata la produzione di assorbenti igienici e potenziate le conoscenze in ambito di microfinanza per le donne rifugiate e con la costituzione di gruppi di auto-aiuto. Per migliorare le pratiche igienico sanitarie, saranno avviate campagne di sensibilizzazione con giovani, donne e uomini sulla salute mestruale e sulle norme di sanitarie e di salute di genere.

La piccola unità di produzione di assorbenti igienici biodegradabili a basso costo e riutilizzabili,  sarà accessibile anche alle ragazze più vulnerabili per la cura e l’igiene personale. Inoltre saranno distribuiti kit igienici e disinfettanti (bacinelle, sapone liquido e saponette, mascherine di stoffa, assorbenti igienici, gel, dentifricio).

Dove

New Delhi, Delhi, India

Periodo

2020-2021

Destinatari

3490 rifugiate nei campi profughi in Sri Lanka e rifugiate urbane a Delhi

Contributo

Contributi privati

Contesto

L’India continua ad essere il secondo paese al mondo più colpito dalla pandemia, il peso del lockdown, imposto durante diversi mesi, ha colpito le comunità più emarginate e specialmente i rifugiati, a causa della perdita di mezzi di sussistenza e della mancanza di cibo, di alloggio, di salute e di altre necessità di base. Delhi continua ad essere un hotspot per il numero di casi positivi e di morti. A Delhi sono stati registrati 40.859 rifugiati urbani e richiedenti asilo presso l'Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i Rifugiati (UNHCR), principalmente cittadini afgani, del Myanmar e somali. Anche il Tamil Nadu, dove si registrano ancora 59.573 rifugiati dello Sri Lanka che vivono in 107 campi profughi governativi, è al secondo posto per il numero di casi positivi da Covid-19. La pandemia ha avuto un forte impatto sulle condizioni di vita dei rifugiati in India, con la diminuzione delle opportunità di lavoro, la perdita dei mezzi di sussistenza, la paura di essere contagiati a causa del sovraffollamento dei campi, l'inadeguatezza delle strutture igieniche di base e l'insicurezza alimentare e finanziaria. I rifugiati dipendono in larga misura dai limitati fondi erogati dal governo, da piccoli prestiti locali e dagli aiuti di soccorso delle organizzazioni della società civile.


Condividi il progetto