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Brasile,

Riflessioni di padre Nichele Xavier, gesuita missionario

nichele xavier

Contributo di Padre Nichele Xavier, missionario gesuita italiano da 60 anni in Brasile.

La Compagnia di Gesù è presente da più di trent’anni a Capim Grosso, città nell’entroterra dello stato di Bahia a circa 300 km da Salvador, nel nord-est del Brasile. Negli anni ottanta Capim Grosso era un piccolo agglomerato di case immerse in un deserto semi arido chiamato “Sertao” e abitate da contadini poveri che a stento sopravvivevano ai lunghi periodi di siccità. A partire dagli anni novanta la città pian piano si è ingrandita grazie alla vicinanza con uno importante snodo stradale che la collega alle principali città del Nord Est del Brasile, molto importanti per il commercio e per il turismo.

In questo contesto, i gesuiti, oltre a guida spirituale, sono stati promotori di diverse iniziative a carattere sociale ed economico con lo scopo di aiutare la popolazione locale nell’ottica di uno sviluppo sostenibile anche dal punto di vista ambientale.

Di seguito le principali attività svolte:

  • Scuola Famiglia Agricola di Jaboticaba, rappresenta l’opera sociale che maggiormente caratterizza la presenza dei gesuiti nel territorio semi arido del Sertao per la sua importante funzione socio educativa a favore delle famiglie contadine che vivono nella regione. Molti ragazzi che vengono da famiglie rurali studiano in questa scuola ed alternano sessioni scolastiche, dove apprendono le moderne tecniche agricole, con sessione presso le famiglie di origine, dove si confrontano con le tecniche agricole tradizionali. Lo scopo di questa alternanza è quello di non interrompere la catena intergenerazionale e non sradicare i ragazzi al loro territorio di origine. Grazie a queste parole d’ordine, la scuola ha avuto un grande successo e attualmente il suo raggio di azione raggiunge ventiquattro comuni.
  • Progetto Convivere con la siccità nasce nel 1997 come estensione delle attività della Scuola Famiglia Agricola di Jaboticaba e si sviluppa negli anni 2002-2005, soprattutto grazie al sostegno della Cooperazione italiana tramite il MAGIS. Frutto dell’iniziativa è la fondazione della COOPES, la Cooperativa di Produzione della Regione Piemonte di Diamantina, fondata il 2 maggio 2005 a conclusione del progetto. La cooperativa ha avuto un grande successo e ad oggi conta 140 soci. Fin dalla sua fondazione l’impegno più importante è stato quello di valorizzare e promuovere la cultura del licurì, pianta tipica del sertao, i cui frutti sono simili a piccole noci di cocco. Solitamente le donne erano impiegate nella raccolta dei frutti, nella frantumazione e nella vendita. Questa attività contribuiva al sostentamento della famiglia e soprattutto nei periodi di siccità è stato proprio questo frutto a salvare la popolazione locale dalla fame. Oggi la Cooperativa estrae l’olio di questa noce che è molto apprezzato per la produzione dei cosmetici. Questa attività ha permesso allo stesso tempo di salvaguardare questa la pianta autoctona, di contrastare la desertificazione e di valorizzare la cultura contadina.
  • 3 radio comunitarie che hanno trasmesso, tra il 2001 e 2013, programmi di educazione ed informazione sulla realtà locale, aiutando molte persone a leggere e a formarsi una coscienza civile e politica indispensabile per interpretare il contesto sociale attuale in profonda e continua evoluzione.

Alla luce di tutte le attività svolte fino ad oggi, padre Xavier si interroga sul significato attuale della missione dei Gesuiti nello stato di Bahia e in particolare su due percorsi: l’educazione e la sopravvivenza. Una riflessione sul percorso educativo degli ex alunni della Scuola Famiglia Agricola e delle loro famiglie contadine ha permesso di analizzarne la valenza sociale e formativa: la maggior parte dei ragazzi hanno continuato il lavoro dei genitori in campo agricolo e molti sono diventati agronomi; alcuni sono emigrati e altri lavorano nel pubblico o sono entrati in politica.

Padre Xavier riflette sulla cooperativa, parte del progetto di formazione della EFA – Scuola Famiglia Agricola che si estende anche alle famiglie degli studenti. La gente si organizzana in piccoli movimenti politici di base ma sono ancora disorientati. Tuttavia trattasi di un “passaggio” che è sempre formativo. Abbiamo difficoltà a creare “Comunità ecclesiali di base”, ma siamo, in un certo senso, costretti a creare “Comunità ecclesiali di sopravvivenza”. Dove troviamo le persone? Nei lavori comunitari come quella della Coopes: la comunità si fa nella condivisione del lavoro di tutti i giorni, la vita che poi si festeggia, si loda e si ringrazia. Io, noi gesuiti, in quale comunità siamo?

Padre Xavier Nichele SJ

Capim Grosso, aprile 2020

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