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MAGIS Pace Una pace fragile
Sud Sudan,

Una pace fragile

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Il Sud Sudan è un paese dilaniato dalla guerra. Dopo un conflitto durato 30 anni contro il Governo di Khartoum e terminato nel 2011 con l’indipendenza e la nascita del nuovo Stato del Sud Sudan, nel 2015, una nuova guerra civile mette a dura prova il paese già stremato, provocando migliaia di vittime e milioni di sfollati.

Un conflitto etnico, tra due fazioni che ha poi coinvolto anche altri gruppi etnici senza risparmiare i civili che sono diventati vittime innocenti di atrocità e gravi abusi, esecuzioni sommarie, stupri di massa utilizzati come armi di guerra, bambini soldato che hanno perso la loro infanzia, persone uccise solo per l’appartenenza etnica.

Nel settembre 2018, grazie alla pressione di attori internazionali, è stato firmato un fragile accordo di pace con cui le due fazioni, una guidata dall’attuale presidente Salva Kiir e, l’altra, guidata dall’ex vicepresidente capo dei ribelli Riek Machar, si impegnano a mantenere il cessate il fuoco fino alle elezioni previste nel 2022. L’accordo prevede la costituzione di un governo di unità nazionale transitorio e la stesura di una nuova costituzione. Dopo mesi di stallo e tensioni, il presidente ed il suo oppositore, si sono accordati sulla composizione dell’esecutivo di unità nazionale. Secondo un annuncio fatto il 13 marzo alla Tv di Stato, al presidente Kiir sono stati affidati 20 ministeri, tra cui esteri, cooperazione internazionale, interni, giustizia e finanze, mentre al leader del SPLM 9 ministeri tra cui petrolio e difesa. Fondamentale per il rilancio del processo di pace è stato Papa Francesco che ha invitato i due leader a sedersi allo stesso tavolo, li ha pregati – “in ginocchio” – di impegnarsi attivamente nel processo di pace per il bene dei loro popoli.

Tra la popolazione c’è grande speranza per questa nuova pace, ma molte ancora rimangono le situazioni insolute: quella cruciale dell’assetto amministrativo del paese che è legato al controllo delle risorse, soprattutto le risorse petrolifere, e la questione degli accordi sulla sicurezza con la formazione di un esercito nazionale.

La speranza è quella che la pace si concretizzi perché il Sud Sudan si trova di fronte ad una grossa crisi umanitaria: un paese con 7 milioni di persone di cui il 60% della popolazione che non riesce a procurarsi cibo sufficiente per la sopravvivenza, oltre 1,47 milioni sono sfollati interni e 2,2 milioni rifugiati nei paesi limitrofi, milioni di persone che ancora vivono nell’insicurezza e nel terrore di nuove ondate di violenza.

In questo drammatico e instabile contesto, il MAGIS supporta un progetto di formazione e sviluppo insieme ai gesuiti che animano la parrocchia di Santa Teresa a Rumbek. La parrocchia, aperta a tutte le comunità locali (cristiani, musulmani, animisti) facilita la resilienza e, attraverso la formazione di nuovi leadership locali e di comunità consapevoli e responsabili, alimenta e cura semi di pace.

Nel 2020, saranno implementati diversi programmi di peacebulding rivolti a gruppi di giovani, al Comitato Giustizia e Pace, alle varie associazioni parrocchiali e alle 4 piccole Comunità Cristiane che avranno un ruolo cardine nell’affrontare le problematiche sociali. Sono i piccoli passi, gesti ed azioni di quotidiana normalità che aiutano la popolazione a superare le profonde ferite, le angosce, i dolori provocati dalla guerra e dalla violenza.

Puoi sostenere il progetto “Una pace da costruire” con una donazione

 

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