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MAGIS Educazione Esortazione a donare al povero secondo le proprie possibilità
Italia,

Esortazione a donare al povero secondo le proprie possibilità

buon samaritano

Gregorio Nazianzeno, Orazione 14 sull’amore per i poveri, 27-28.34

Tu dunque, o servo di Cristo e amante di Dio e amante dell’uomo, non provare nessun sentimento ingeneroso: confida nella fede; la compassione vinca la mancanza di coraggio, il timor di Dio la mollezza; la pietà superi i ragionamenti fatti in difesa della carne.

Non disprezzare il fratello, non passare oltre, non fuggire da lui come da un sacrilegio, da una contaminazione o da qualcos’altro che si fugge e si rifiuta. È una delle tue membra, anche se è afflitto dalla disgrazia. Il povero è stato lasciato a te, come a Dio, anche se te ne disinteressi nel tuo orgoglio (forse con queste parole te ne farò vergognare). Sta davanti a te un argomento di amore per il prossimo, anche se l’Avversario ti allontana dal ricevere questo beneficio.

Chiunque naviga è vicino al naufragio, e tanto più quanto più arditamente naviga; chiunque è racchiuso in un corpo è vicino ai mali del corpo, tanto più quanto più procede diritto, senza guardare coloro che giacciono davanti a lui. Finché navigli col vento favorevole, tendi la mano a chi è naufrago; finché sei sano e ricco, soccorri chi soffre. Non attendere di apprendere per esperienza diretta che grande male sia la disumanità e che grande bene aprire il cuore a coloro che hanno bisogno. Non volere che Dio sollevi la mano contro coloro che vanno a testa alta e passano oltre senza curarsi dei poveri.

Nelle altrui disgrazie impara questo: dona qualcosa, anche se piccolo, al bisognoso; infatti non sarà piccolo per colui che ha bisogno di tutto, ma neppure sarà piccolo per Dio, se è conforme alle tue possibilità. Al posto di qualcosa di grande dona l’impegno; se non hai nulla, piangi: infatti è una grande medicina per chi si trova nella sventura la compassione che proviene dall’anima ed una sincera compassione alleggerisce di molto il peso della disgrazia.

Non apprezziamo ogni salute, né disprezziamo ogni malattia; non attacchiamoci col cuore, più di quanto è bene, alla ricchezza che scorre via, rimanendo attaccati al suo fluire come se perdessimo con essa qualcosa della nostra anima; non ribelliamoci alla povertà, come se fosse del tutto detestabile e dannata e costituisse un odioso destino. Ma sappiamo disprezzare la salute stolta, il cui frutto è il peccato, e rispettare la malattia santa, venerando coloro che conseguono la vittoria attraverso la sofferenza; così respingiamo anche l’ingiusta ricchezza, a causa della quale il ricco soffre giustamente nelle fiamme ed implora una piccola goccia per dare ristoro alla sua lingua, e lodiamo quella povertà che ci fa rendere grazie e ci induce a meditare, in virtù della quale Lazzaro si è salvato ed è ricco della pace nel seno di Abramo.

 

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